Minacciava gli imprenditori con un caimano, per costringerli a pagare il pizzo. C'era anche lui, Antonio Cristofaro, detto proprio "Tonino il caimano" per le minacce che rivolgeva con il rettile, tra coloro ai quali la corte di Cassazione ha confermato la condanna in questi giorni: 13 anni ed 8 mesi per lui, ritenuto esponente di spicco del gruppo dei "Caterino-Ferriero", una potente francia del gruppo dei Casalesi. Quando venne arrestato, il 18 settembre 2009, qualcuno si ricordò di una vecchia "leggenda metropolitana", che parlava proprio di un alligatore che l'uomo utilizzava per "convincere" a pagare il pizzo. E quando le forze dell'ordine lo presero, venne fuori che era tutto vero: il caimano era là, sul terrazzo di casa, all'ultimo piano del condominio di Orta di Atella dove viveva.

Quella di "Tonino il caimano" non è stata l'unica condanna confermata dalla Cassazione: confermate anche le pene di 12 anni per il boss e capo-clan Nicola Caterino, detto "o' cecato", di 7 anni 4 mesi per Amedeo Caterino e 7 anni per Pietropaolo Caterino, entrambi figli del boss, tutti raggiunti da condanne definitive. Ritorna invece in appello Michele Ferriero, per un errore nell'applicazione della continuazione della pena. Annullamento con rinvio anche per i fratelli Pota, Nicola e Salvatore, per i quali il pubblico ministero aveva già fatto ricorso dopo l'assoluzione in Appello. Il gruppo Caterino-Ferriero, frangia estrema del gruppo dei Casalesi, ha tra le proprie accuse oltre all'estorsione con il metodo mafioso anche il tentato omicidio di Vincenzo Esposito: per quest'ultimo, i fatti sono contestati soltanto ai fratelli Pota, per i quali ora si attendere il verdetto di ritorno della Cassazione.