Per ogni dieci euro incassati, 2 euro dovevano andare a loro. Una tassa del 20%, per ottenere in cambio la “protezione” e non incorrere in quegli imprevisti che avrebbero potuto danneggiare la sua attività. In altre parole: l’imposizione del racket. La vittima, però, si era rifiutata e da quella sua reazione si era scatenato un vortice di violenze culminato in un sequestro di persona, con la pistola puntata in faccia, e una successiva spedizione punitiva.

Dopo la denuncia della vittima i carabinieri del Comando Provinciale di Avellino hanno arrestato oggi, 8 marzo, 7 persone in esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Avellino, su richiesta della Procura della Repubblica locale. Le accuse sono di tentata estorsione, porto e detenzione illegale di armi, lesioni personali aggravate, capi di cui dovranno rispondere in concorso, e uno di loro, insieme ad altre due persone da identificare, è ritenuto responsabile anche di sequestro di persona.

Gli episodi sono avvenuti a Monteforte Irpino, in provincia di Avellino, ai danni del compagno di una commerciante e sono stati ricostruiti dai militari della stazione di Monteforte e del Nucleo Operativo della Compagnia di Baiano, coordinati dalla Procura. Il primo incontro tra la vittima, un cittadino pakistano, e quelli che sarebbero diventati i suoi carnefici risale al settembre 2018.

Uno degli indagati, 26 anni, si era presentato con aria minacciosa in un negozio inaugurato da una donna pochi giorni prima. Era intervenuto il compagno ed era scattata la richiesta estorsiva: “Devi darmi il 20% degli incassi dell’attività perché qui comando io”. Subito dopo, il sequestro. Il giovane era stato costretto a salire sulla propria automobile con il criminale, a far salire altri due complici durante il tragitto e a guidare verso Napoli. Lo avevano costretto a fermarsi in una zona isolata di Monteforte e lì, tirata fuori una pistola, hanno scarrellato per caricare il colpo in canna e gliel’hanno puntata in faccia e lo hanno picchiato.

Se non avesse pagato, dicevano, sarebbe successo qualcosa di sgradevole al negozio o alla compagna. Invece di sottostare al ricatto, però, il giovane si è rivolto alle forze dell’ordine. Il non aver accettato subito di pagare ha portato a una serie di minacce, anche tramite whatsapp, fino alla seconda aggressione, avvenuta il 17 settembre 2018. Il primo estorsore, 26 anni, insieme alla sorella e al compagno di lei, 45 anni, fanno una spedizione punitiva e con bastoni e persino un taser picchiano selvaggiamente la vittima. I 7 indagati, di età compresa tra i 24 e i 45 anni, sono stati condotti agli arresti domiciliari.