Come aiutare i nostri figli a difendersi dagli abusi

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La psicologa scolastica Veronica Simeone: “Educate i vostri bimbi al racconto, un bambino abituato a parlare è un bambino che difficilmente rimarrà zitto”.

di Veronica Simeone*

Quando si parla di abuso sui minori un senso di orrore ci avvolge, si è attanagliati dalla paura e ci sentiamo impotenti. Come psicoterapeuta che lavora sulle esperienze traumatiche, di storie d'abuso ne ho ascoltate ed accolte tante, come madre penso spesso a come insegnare ai miei figli a difendersi dai tentativi di abuso, sia fisico che psicologico. Vorrei sottolineare che l'abuso molto spesso parte da persone insospettabili come padri, madri, nonne, zii, operatori scolastici ed insegnanti, figli di amici di famiglia, ecc ecc. Ma praticamente noi cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli? Non voglio certo creare allarmismo, non serve a niente vivere la vita con il fucile puntato, ma non essere allarmisti non vuol dire non dover essere preparati.

La prima cosa da fare è insegnare ai nostri bimbi (maschi e femmine hanno lo stesso rischio) cosa è giusto e cosa invece non si dovrebbe fare riferito ai genitali propri e a quelli degli altri. Bisogna essere chiari e usare parole semplici, del tipo: gli altri non possono giocare con il pisellino/farfallina, solo tu o mamma e papà (o chi se ne prende cura abitualmente) possono toccarti il pisellino/farfallina, ti tocchiamo perché ti aiutiamo a pulirti quando vai in bagno o ti aiutiamo a vestirti, ma gli altri non possono giocare con i tuoi genitali. Non devi giocare con il pisellino/farfallina degli altri, perché (motivare sempre con un perché) potresti fargli male. Se succede che qualcuno voglia toccarti o che lo abbia fatto, tu ricordati di dirgli che non si fa e poi raccontalo alla mamma. Queste cose vanno dette con lo stesso tono usato per azioni di routine, tipo “bisogna sempre lavarsi le mani prima di mangiare, capito?”. Vanno ripetute periodicamente e bisogna assolutamente evitare di usare un tono preoccupato, anzi bisogna parlarne con tranquillità e naturalezza, dando delle istruzioni chiare in modo serio ma senza allarmare i bambini.
Ricordiamo che uno dei tasti su cui premono gli abusatori è la vergogna, è il senso di colpa/impotenza delle vittime. Per questo è importante far capire ai bambini che parlare dei propri genitali non è sbagliato, che se loro si toccano o si stimolano non c’è niente di male, non devono però farlo gli altri, e soprattutto che non devono vergognarsi di parlarne.
Educate i vostri bimbi al racconto: stimolateli a raccontare cosa hanno fatto, anche se eravate presenti, ad esempio la sera prima di metterli a letto "ti sei divertito oggi? cosa abbiamo fatto?", in questo modo li abituiamo al racconto e ad imparare ad elencare i fatti accaduti durante il giorno. Un bambino abituato a parlare è un bambino che difficilmente rimarrà zitto. Vorrei infine porre l’attenzione su una cosa fondamentale, impariamo ad osservare i nostri figli, impariamo ad osservare i loro comportamenti e le loro modalità, solo così ci potremo accorgere di eventuali cambiamenti del bambino; se fa i capricci improvvisamente e non vuole andare in un certo posto, a casa di quella persona, a scuola; se inizia a fare incubi la notte, se appare più silenzioso e introverso quando si trova in un certo luogo… Se ci sono dei cambiamenti c’è sempre un motivo, prestiamo attenzione ai segnali che i bambini sanno inviarci. Ricordiamoci che se i bimbi non parlano con le parole, lo fanno con tutto il resto.

 
* Veronica Simeone, psicologa psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicologo scolastico. Lavora con bambini e adulti e si occupa di esperienze traumatiche; è Vicepresidente dell’Associazione Polaris per il benessere psicologico ed è la coordinatrice del gruppo di lavoro del progetto Associazione Ilizia a sostegno delle donne in depressione in gravidanza e post partum.

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