Condannato l’assassino della figlia, ma lei deve pagare 7.500 euro

Una sentenza con l'amaro in bocca per due motivi. Il primo è perché si riferisce all'omicidio di una donna, vittima innocente di un folle. Il secondo è perché la burocrazia, cieca, continua a inferire sulle vittime. La storia è raccontata dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani, legali di Rosa Polce, madre di Carmen Polce, uccisa nel 2005 in un'abitazione del Casertano dal convivente, con un colpo alla testa. Ieri, dopo 10 anni, alla donna è arrivato un "avviso di liquidazione dell'imposta – irrogazione delle sanzioni" di 7.517,50 euro". Cosa vuol dire? Presto detto: in sede civile il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato il responsabile del delitto a un risarcimento danni di centomila euro, cifra che l'uomo non può versare perché nullatenente.
E come si risolve, la storia? Non certo salomonicamente. "Sono solidalmente obbligati al pagamento delle imposte tutte le parti in causa" sostiene il Fisco. Ne consegue che, se l'assassino risulta nullatenente, come in questo caso", dicono i due avvocati, "non solo la famiglia non ottiene alcun risarcimento, ma deve pagare allo Stato un'imposta di registro alle stelle. Come dire che al danno si aggiunge anche la beffa. E infatti, se non dovesse o non potesse farlo, scatterebbero le azioni esecutive, compresi i pignoramenti". "Non è degno di questo nome uno Stato che tratta così i suoi cittadini – ammoniscono i due avvocati – ma la nostra battaglia non finisce qui, perché è proprio da vicende assurde come queste che dobbiamo ripartire per un'azione capace di riportare democrazia ed equità nel sistema fiscale italiano".