Ufficialmente era una macelleria, ma nel retrobottega si stampavano soldi falsi. Con macchinari di ultima generazione, che producevano a getto continuo banconote da 50 euro di ottima fattura, quasi identiche a quelle originali, in grado di ingannare facilmente chi se le sarebbe ritrovate tra le mani. La “zecca” clandestina è stata scoperta nell'area industriale di Pomigliano d'Arco, all'interno di un immobile dove ufficialmente c'era una attività commerciale di lavorazione e vendita di carne suina.

I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Napoli e del Nucleo Speciale Polizia Valutaria di Roma ci sono arrivati nel corso di una indagine sulle valanghe di soldi falsi prodotte in provincia di Napoli e poi spedite a mezza Europa. Nel retrobottega di Pomigliano c'erano ben 36 milioni di euro, pronti a finire sul mercato.

Quando le Fiamme Gialle hanno fatto irruzione c'erano anche i due falsari che si occupavano della stampa: sono un uomo di 36 anni e uno di 37 anni, rispettivamente di Casoria e di Napoli, che sono stati arrestati per falsificazione di banconote.

La stamperia era attrezzata con macchine sofisticate e performanti per la stampa offset, ovvero quella in cui l'inchiostro non arriva direttamente sulla superficie di stampa ma su rulli e cilindri e che permette un lavoro con migliore definizione. I locali, al piano terra, sono di una società di leasing che è risultata estranea alla vicenda ed erano stati presi in affitto dal titolare dell'attività di produzione degli insaccati.

Il vicepremier Matteo Salvini, che proprio oggi, 15 marzo, è arrivato a Napoli per un incontro in Prefettura, ha commentato l'operazione sul suo profilo Twitter. "È successo a Napoli – ha scritto – dove oggi sono felice di tornare. La visita sarà un'occasione anche per complimentarmi personalmente con l'Autorità Giudiziaria e la Guardia di Finanza".