I bar della provincia di Caserta erano obbligati a installare le slot, e dovevano prenderle soltanto dalla loro società. Fonda su questa accusa il processo che ha visto alla sbarra Renato Grasso, napoletano del quartiere Pianura, conosciuto come il "re dei videopoker", suo fratello Francesco e i vertici dei clan della camorra Casalese che, secondo i magistrati, c'erano dietro le sue società. Secondo le indagini della Dda, che avevano portato nel 2009 con l'operazione Hermes a 97 indagati e 29 arrestati, Renato Grasso aveva stretto patti coi principali clan della camorra napoletana e di quella casalese per l'imposizione dei propri videopoker, versando in cambio una consistente parte degli introiti ai camorristi. Ora sono arrivate le sentenze. Il presidente della nona sezione del Tribunale di Napoli, Antonio Pepe, ha condannato cinque persone e ha ordinato la confisca di 10 società riconducibili ai fratelli Grasso. Nella sentenza, però, non c'è l'aggravante di aver gestito l'attività illegale nell'agro aversano per conto della camorra, prevista dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed esclusa per quasi tutti i capi di imputazione. Tra gli imputati, 30 sono stati assolti, 5 i condannati: Renato Grasso a 16 anni, per il vincolo della continuazione; Francesco Grasso a 10 anni e 8 mesi; Luigi Di Serio a 3 anni e 8 mesi; Salvatore Giuliano e Giuseppe Misso a 3 anni e 4 mesi.

Le società per cui è stato emesso il provvedimento della confisca di patrimonio aziendale e quote sono Meta Spa, Wozzup Srl, Le Mimose Srl, Betting 2000 Srl, The King SLot Spa, Northstar Games srl, Duegi Sas e Leonardo Service Provider Srl. Confiscati, anche, beni mobili ed immobili riconducibili a Renato Grasso, Francesco Grasso e le rispettive mogli, già finiti sotto sequestro negli anni scorsi; dissequestrata, infine, la Capriccio Sas, così come tutti i beni degli imputati che sono stati assolti.