James Senese (Foto di Riccardo Piccirillo)
in foto: James Senese (Foto di Riccardo Piccirillo)

Questi ultimi anni hanno il ritorno prepotente sulle scene di James Senese. Il sassofonista napoletano non era mai andato via, ovviamente, ma la sua stella è tornata a splendere ancora di più in una sorta di seconda giovinezza che, complici anche i 50 anni di carriera, e una rinascita più popolare del jazz ha portato il musicista di Miano a calcare i palchi di tutta Italia, invitato da artisti dalle estrazioni più varie. Lo hanno cercato in tanti, qualcuno è riuscito ad averlo al suo fianco, come avvenuto con Jovanotti ed Eros Ramazzotti, ricordando quel Pino Daniele che a Senese doveva tanto.

La nuova formazione sul palco

Il prossimo 25 ottobre il sassofonista torna nella sua Napoli e lo fa con un bel po' di novità a partire dalla formazione con cui salirà sul palco del Teatro Acacia di via Raffaele Tarantino 10 per la rassegna "Synth – Jazzin' Zone" e proseguendo con l'annuncio del film biografico che uscirà nella primavera del 2020. Settantaquattro anni e non sentirli, soprattutto quando imbraccia il suo sax e sale sul palco. Chi lo ha visto dal vivo è conscio della qualità dello show e dell'energia che Senese porta con sé. Sul palco con lui ci saranno Marco De Domenico alle tastiere, Rino Calabritto al basso e Fredy Malfi alla batteria.

La carriera di Senese e i Napoli Centrale

Pietra miliare del jazz e della musica italiana tutta, lo scorso anno il sassofonista pubblicò un doppio album antologico, "Aspettanno ’O Tiempo", in cui racchiudeva una lunga carriera che ha visto nei Napoli Centrale il suo nucleo, dando alla musica napoletana e non solo una spinta come poche volte si era visto prima. Seminale, termine che non molti possono vantare con reale efficacia. Senese è stato seminale, rigorosissimo nei confronti della sua musica, ma con un'enorme capacità di inventiva, di apertura verso suoni che in Italia non avevano ancora trovato spazio.

Senese: un ritorno alle origini

"Avevo bisogno di tornare alla fonte del sound e del feeling dei Napoli Centrale degli esordi, quando decidemmo di creare una band che in Italia non esisteva e che proponesse tutta la musica che amavamo, molta della quale proveniente dagli Stati Uniti,  e che si ispirava alle rivoluzioni stilistiche e culturali di Miles Davis e John Coltrane. Questo ha portato in maniera direi quasi naturale a tornare a condividere il palco con alcuni componenti già in passato con Napoli Centrale come Fredy Malfi, straordinario batterista, Rino Calabritto, bassista che molto ha dato alla storia della band e il bravissimo tastierista Marco Di Domenico, che ha già dato prova della sua grande capacità per un periodo nei primi anni duemila".