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Legambiente, bilancio critico per il mare napoletano: l’inquinamento è ormai cronico

Sui trentuno punti analizzati, ben il 64% risultava inquinato o fortemente inquinati. La principale causa sembra essere la mancata depurazione delle acque reflue, che poi sfociano in mare. Peggio ancora la presenza di rifiuti, dalla plastica ai materiali ingombranti, che sono stati riscontrati in oltre il 90% dei trentuno punti monitorati in Campania.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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La situazione delle acque campane è sempre più critica. Dal nuovo rapporta di Legambiente, infatti, su trentuno punti monitorati da Goletta Verde, il 64% è risultato inquinato o fortemente inquinato. Talvolta perfino toccando record assoluti, tanto che ormai si può parlare di un vero e proprio inquinamento cronico. Dalla foce dell'Irno a Salerno, arrivando fino ai Regi Lagni di Castelvolturno, passando per il canale di Licola a Pozzuoli, al torrente Asa a Pontecagnano ed il fiume Sarno tra Castellammare e Torre Annunziata, si parla di acque "fortemente inquinate" per il nono anno consecutivo.

Alta anche la "carica batterica", particolarmente elevata in venti dei trentuno punti analizzati. Sono stati presi in esame, per lo studio di Legambiente, le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso si trovano sulle spiagge. Tutti "veicoli" di contaminazione batterica, dovuta soprttutto all'insufficiente depurazione dei reflui urbani, che poi attraverso i corsi d'acqua arrivano in mare. Legambiente ha fatto inoltre sapere di aver considerato "come inquinanti i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori".

Assente anche la cartellonistica informativa, che è obbligatoria da danni e che dovrebbe avere la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare: era presente appena in uno dei 31 punti analizzati, quello alla foce del fiume Picentino, dove tra l'altro c'era anche un cartello di divieto di balneazione. Peggio ancora la presenza di rifiuti, dalla plastica ai materiali ingombranti, che sono stati riscontrati in oltre il 90% dei trentuno punti monitorati in Campania.

"Lo ribadiamo da anni, ma purtroppo non troviamo riscontri", ha spiegato Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania, "è necessario affrontare con decisione il problema della mancata depurazione soprattutto per una regione, come la Campania, che nella risorsa turistico ricreativa connessa al mare fonda importanti opportunità produttive e lavorative. Con il nostro monitoraggio non intendiamo rilasciare patenti di balneabilità, sostituendoci alle autorità competenti in materia di controlli e di balneazione", ha proseguito la Ferro, "ma, con ‘fotografie’ istantanee, portare all’attenzione di amministratori e cittadini le criticità che minacciano la qualità e la salute dei nostri mari, affinché se ne individuino e risolvano le cause. Anche per questo continua l’azione legale di Legambiente affinché si affronti con decisione il problema della depurazione. Quest’anno abbiamo già presentato esposti alle diverse Capitanerie di porto segnalando in Campania ben 9 località fortemente inquinate", ha concluso la presidente di Legambiente Campania.

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