Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una giovane donna che racconta a Fanpage.it una vicenda inquietante che l'ha vista protagonista ieri sera. Per comprensibili motivi la persona ha chiesto di mantenere celata la propria identità.

Gentile redazione di Fanpage.it,

sono una donna di 30 anni che vive a Napoli e che, tra tante gioie, tanti dubbi e tanti sacrifici, è riuscita a realizzare il sogno di fare della sua passione più grande il lavoro che ha sempre sognato. Sono stata molto fortunata, insomma, e penso di esserlo ancor di più dopo ieri notte. Amo la mia città, questo sia chiaro subito, come sia chiaro il fatto che so di essere una donna consapevole e per nulla sprovveduta. Di Napoli vivo pienamente i suoi “mille culure”, quelli accesi del centro storico, quelli sbiaditi e grigi della periferia. In vita, ho visto molte cose e – sulla pelle mia e delle persone che amo – ho conosciuto il dolore che le dinamiche assurde di questa città spesso ci impongono, ma come questa, mai prima d’ora. Ancora tremano le mie mani mentre, sconvolta, cerco di mettere a fuoco quello che mi è successo questa notte. Per questo, spero perdonerete la mia volontà di restare anonima e cercare di eliminare ogni particolare che possa ricondurre anche un minimo alla mia persona.

Ieri sera ero in auto da sola, sull’Asse Mediano che collega Lago Patria fino ad Acerra e si raccorda con tangenziale e autostrada. Tornavo da una serata tra amiche, doveva essere passata da poco la mezzanotte, e decido di uscire all’altezza di Casoria, incoraggiata dal navigatore satellitare. Non passa molto da quella decisione, in effetti non ho neanche il tempo di immettermi nella strada urbana che mi sorpassa in curva un’auto ad alta velocità. Quasi mi speronano, al punto che il mio specchietto sinistro si spacca all’istante. Non ho il tempo di realizzare nulla su quanto appena successo, che l’auto controsterza e si blocca di fianco, sbarrandomi la strada. Ne escono fuori quattro energumeni, passamontagna, pistole e kalashnikov spianate contro di me. Inutile dirvi che penso di aver ingoiato la lingua, l’unica cosa che riesco a fare è aprire lentamente lo sportello. Uno di loro si avvicina, mi guarda sorpreso, guarda l’auto, prende un tempo poi scandisce agli altri: “Ma è ‘na femmena!”.

I quattro si guardano ancora un attimo, si rendono conto di aver sbagliato clamorosamente obiettivo. A quel punto arrivano delle scuse sotto voce, parole mozze indistinguibili, girano le spalle e rientrano in auto. L’ultimo, quello che si era spinto fino a me, si gira ancora una volta, alza la mano destra per un ultimo segno di scuse. Sarà durato tutto non più di 30 secondi, per me è un’eternità. Capite la fortuna che ho avuto? In genere, questa è gente che prima spara e poi dopo ragiona. Ho pensato: “e se avessi fatto un gesto sbagliato, cosa sarebbe successo? Se ingranavo la retromarcia, se mi fossi messa a strillare?”. Nel parlarne con mio marito, abbiamo subito ricordato un triste precedente, un fatto di cronaca che ci colpì molto, quello di Lino Romano, vittima innocente di camorra scambiato per un boss. Quello che è successo a me, senza il finale più tragico.

Vivere a Napoli è anche questo? È una sentenza con il punto di domanda. È incredibile come tutto quello che dai per scontato nella tua vita quotidiana, uscire con le amiche, tornare a casa, riabbracciare tuo marito, un istante dopo potrebbe non esserci più. E per cosa, poi? Quindi, e concludo: vivere a Napoli è, per forza, anche questo?