L’arresto di Michele Zagaria
in foto: L’arresto di Michele Zagaria

Intimidazioni agli agenti della Penitenziaria e al personale del carcere, la cella danneggiata, la telecamera distrutta. Per il codice penale: danneggiamento, minacce e lesioni. Tutte accuse che verranno trattate singolarmente, in tre processi separati, che vedranno alla sbarra il superboss dei Casalesi Michele Zagaria, appena rinviato a giudizio dalla Procura di Milano per i reati commessi mentre era detenuto nel carcere di Opera, a Milano. Il capo del sodalizio camorristico casertano, arrestato il 7 dicembre 2011 dopo 14 anni di latitanza, è stato qualche mese fa trasferito ad Udine, nel carcere di Tolmezzo. I processi cominceranno nel prossimo mese, le accuse sono relative ad episodi risalenti all'anno scorso, tra il 5 e il 19 maggio, prima del suo trasferimento, ad agosto, nel carcere di L'Aquila. Tra le intimidazioni di cui è accusato ci sono quelle nei confronti di psichiatri e verso il direttore del carcere, ma anche il tentativo di convincere un agente della Polizia Penitenziaria a omettere di riferire nel rapporto di servizio di una sua minaccia.

"Se quel rapporto esce dalla sezione – aveva detto Zagaria – io prendo 15 giorni di isolamento. Deve cancellare la parte dove io le dico di avvicinarsi di più al cancello della cella per aggredirla, oppure deve strappare il foglio".

Tra le altre accuse, due schiaffi dati ad un poliziotto, una telecamera che lo monitorava sfasciata con un bastone, e i danni alle finestre della cella. Zagaria ha di recente revocato l'incarico a tutti i suoi avvocati ed è assistito solo dal legale Paolo Di Furia. Dopo le ferie pasquali il superboss dovrà partecipare, in video conferenza, al processo in Corte di Assise a Napoli che lo vede imputato insieme all'ex boss e ora collaboratore di giustizia Antonio Iovine per l'omicidio di Nicola Villano, detto Zeppetella, risalente al 2001. Dalle indagini è emerso che i due ex superboss dei Casalesi, conosciuti rispettivamente come "Capastorta" e "‘o Ninno", sarebbero i mandati dell'assassinio. Il commando di morte, invece, sarebbe stato composto da Cristoforo Dell'Aversano e Vincenzo Conte, il supporto logistico sarebbe stato invece fornito da Claudio Giuseppe Virgilio.