Avevano letteralmente ridotto in schiavitù una ragazzina minorenne, costringendola a prostituirsi. Due le persone finite nei guai nel Casertano al termine delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli: si tratta di una donna ed un uomo, che devono rispondere rispettivamente dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, aggravata dall'aver agito in danno di una minorenne ed al fine di sfruttarne la prostituzione la prima, e di sfruttamento della prostituzione minorile il secondo.

I reati si sarebbero consumati dal gennaio 2017 al maggio 2018 nei comuni di Casal di Principe e Marcianise, in provincia di Caserta. La donna, una quarantatreenne nigeriana, avrebbe minacciato la ragazzina, anch'essa nigeriana, perfino con riti vudù, una tradizione religiosa ancora molto forte in Nigeria, secondo la quale "infrangere" le regole imposte con il rito ne comporterebbe la morte. Il fine della donna era quello di sfruttare la ragazzina costringendola a racimolare dalla sua attività di prostituzione la somma di venticinquemila euro per riacquistare la propria libertà. Contestualmente l'uomo, anch'egli nigeriano, accompagnava la ragazzina alla sua "postazione" di lavoro e la riportava poi a casa a termine dell'attività, pretendendo però una somma di 15 euro per il trasporto, sfruttando così a sua volto lo status di sottomissione della giovane. I due, al termine delle formalità di rito, sono stati portati nelle carceri di Pozzuoli la donna e di Santa Maria Capua Vetere la donna.