Napoli, la denuncia di una ragazza: siringhe nei bagni della stazione Università
![[Foto da Facebook, @Laura Fiore]](https://staticfanpage.akamaized.net/wp-content/uploads/sites/4/2018/01/bagni-metro-napoli-universita.jpg)
Un bruttissimo episodio quello segnalato da una ragazza napoletana. La giovane ha infatti "immortalato" la situazione di degrado dei bagni della stazione "Università" della Linea 1 della metropolitana di Napoli. E lo "spettacolo" è quanto meno deprimente.
Siringhe in quantità, utilizzate probabilmente da tossici, pericolosissime ed abbandonate nel bagno, dove per accedere bisogna anche pagare un obolo, seppur minimo e pari a venti centesimi. La vicenda ovviamente ha scatenato l'indignazione del web, che ha puntato il dito contro la gestione dei bagni della stazione, che a detta dei più sarebbe quantomeno insufficiente.
Il triste fenomeno, però, è diffuso in tutta Italia. Sempre più i bagni pubblici, nonostante il pagamento che dovrebbe funzionare da "deterrente", vengono utilizzati da tossici e drogati, che quasi indisturbati ne approfittano per iniettarsi dosi di veleno vero e proprio, incuranti di fare danno a se stessi nonché agli altri, costretti ad utilizzare i pubblici servizi lasciati dai primi in condizioni disastrose. La situazione non sembra diversa neppure là dove l'obolo è più alto: nelle stazioni centrali, ad esempio, si paga un euro per accedere ai bagni, ma diversi utenti segnalano situazioni simili a quella documentata nei bagni della stazione "Università" della metropolitana partenopea.
Tanto più che qualcuno "segnala" la maniera elvetica di combattere il fenomeno e che sembrerebbe funzionare: in Svizzera, infatti, sono state installate luci blu che, oltre a costare di meno, rendono impossibile trovarsi le vene sulle braccia. Anche se, si legge spulciando qua e là in rete, anche in quel caso i tossici avrebbero trovato una "soluzione". Pare infatti che prima di accedere ai bagni pubblici dotati di luci blu, si "marchino" la vena con una penna. E allora, forse, la soluzione può essere, più che i deterrenti, solo combattere il problema della tossicodipendenza alla radice.
