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Napoli, la marcia del Comune su Roma: bus fermati dalla Digos

La manifestazione, annunciata per le 12, iniziata con un forte ritardo dopo che i bus arrivati da Napoli sono stati fermati all’altezza di Roma Sud. De Magistris: “Se entro il 4 marzo non avremo risposte, torneremo a Roma”. L’obiettivo è “sbloccare” le casse comunali.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Foto da Facebook, @Ivo Poggiani]
Foto da Facebook, @Ivo Poggiani]

La giunta comunale di Napoli, assieme al sindaco De Magistris ed ai suoi sostenitori sono arrivati a Roma per manifestare davanti a Palazzo Chigi contro "il debito, che non è del Comune, e che ci impedisce di espletare il mandato elettorale visto che abbiamo la cassa pignorata e bloccata", come spiegato da Palazzo San Giacomo. Ma non sono mancati i momenti di tensione.

La manifestazione era prevista per le 12, ma è iniziata con forte ritardo perché i dieci autobus in arrivo nella Capitale da Napoli sono stati fermati dalla Digos, all'altezza di Roma Sud. La notizia è subito rimbalzata sui social con tanto di foto e post indignati. Fra tutti, quello di Ivo Poggiani, presidente della Terza Municipalità. "In questo momento forze dell'ordine hanno fermato i pullman dell'amministrazione comunale di Napoli diretti verso Roma", ha scritto alle 12.22, "Perquisizione e addirittura controlli degli striscioni?! Ma stiamo scherzando???", ha aggiunto Poggiani. Sui mezzi fermati c'erano, oltre a consigliari e presidenti di Municipalità, anche il vice sindaco Raffaele Del Giudice ed Alessandra Clemente, assessore alle Politiche Giovanili.

"Se questo è il livello democratico del paese, e si consente di manifestare a Casapound, allora siamo alla follia", ha invece commentato De Magistris, "Noi, diversamente, da altri vogliamo difendere la Costituzione". Poi, il sindaco di Napoli, arrivati a Montecitorio, ha chiarito: "La nostra è una manifestazione pacifica, con mille napoletani che stanno arrivando qui a Roma sganciati da ogni logica di partito e pronti a difendere la città di Napoli da un debito che è stato fatto negli anni Ottanta, che ha provocato un pignoramento di cento milioni che rende ancora più povera la nostra città. Ma se entro il 4 marzo", ha proseguito, "non avremo risposte, siamo pronti a tornare per la quinta volta qui a Roma. E se la cassa non ce la liberate voi, ce la libereremo da soli".

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