Erano prodotti in qualche fabbrica dell'Est Europa, in Italia ci arrivavano con normali spedizioni, affidati a corrieri internazionali. E poi venivano distribuiti ai cittadini extracomunitari, che li vendevano anche lungo le vie dello shopping di Napoli, sulle bancarelle accanto ai negozi delle grandi griffe. Sono 6.100 i capi di abbigliamento sequestrati dalla Guardia di Finanza nelle ultime settimane tra San Nicola La Strada e Teverola, in provincia di Caserta, ad Arzano e a Napoli. Una quantità che dà l'idea del volume di traffico: solo i prodotti intercettati avrebbero fruttato sul mercato nero circa 200mila euro.

I prodotti contraffatti, tra cinture, t-shirt, scarpe e borse, erano molto simili, in alcuni casi quasi identici, a quelli delle note case di moda. Ricostruendo la linea di rifornimento, le fiamme gialle del gruppo Tutela Mercato Beni e Servizi hanno individuato anche gli acquirenti, grossisti di merce contraffatta che li rivendevano a quelli che si occupavano della vendita al dettaglio in strada o nei mercatini rionali; sono state denunciate cinque persone: un napoletano, un uomo di Marcianise (Caserta) e tre cittadini senegalesi residenti a Napoli.

Le precedenti indagini della Guardia di Finanza hanno dimostrato che la contraffazione, affare gestito da clan di camorra e da organizzazioni criminali "etniche", rappresenta un volume di affari significativo ed è strettamente collegate agli altri business illeciti come riciclaggio di denaro e il lavoro nero. Nei primi nove mesi dell'anno, da gennaio scorso, i finanzieri del Comando Provinciale di Napoli hanno sequestrato 36 milioni di articoli, arrestato 4 persone e ne hanno denunciate 544 e segnalate 186.