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Piromane condannato per i roghi sul Vesuvio: il Comune di Ottaviano sarà risarcito

L’uomo è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere per aver appiccato uno dei roghi della scorsa estate sul Vesuvio: dovrà anche risarcire il comune di Ottaviano, che si era costituito parte civile al processo.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Il Comune di Ottaviano sarà risarcito dal piromane condannato per uno dei roghi scoppiati la scorsa estate sul Vesuvio. L'uomo era stato arrestato lo scorso luglio a Torre del Greco e successivamente condannato a quattro anni e mezzo di carcere, in quanto riconosciuto dal tribunale di Torre Annunziata come responsabile dell'incendio che distrusse diecimila metri quadrati di vegetazione all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio.

Il risarcimento al comune vesuviano, invece, sarà stabilito in separata sede: il comune di Ottaviano è stato l'unico ente pubblico ad aver formalizzato la propria costituzione di parte civile. "Lo abbiamo ritenuto un gesto doveroso", ha spiegato il sindaco Luca Capasso, "perché il Parco siamo tutti noi e perché i danni provocati dagli incendi della scorsa estate hanno riguardato e riguardano un intero territorio. Abbiamo, anzi, letto sugli organi di stampa", ha proseguito Capasso, "le dichiarazioni del difensore del piromane, che dice che i veri imputati dovrebbero essere i responsabili del Parco e dei Comuni: si tratta di una caduta di stile, di frasi inaccettabili che un professionista non dovrebbe mai pronunciare”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'uomo avrebbe appiccato l'incendio vicino alla pineta di via Sopra ai Camaldoli, nella zona alta di Torre del Greco, usando un accendino che avrebbe trovato su un muretto non molto distante: era metà luglio, periodo in cui i roghi sul Vesuvio e non solo erano diventati una vera e propria emergenza. Lo stesso presunto piromane fu tra i primi a dare l'allarme ed a partecipare alle operazioni per domare le fiamma, ma "senza molta convinzione", ha ribattuto l'accusa durante il processo. Ad incastrarlo, ci sarebbero anche delle conversazioni telefoniche tra sua zia ed altri parenti, in cui si indicava l'uomo come il responsabile del rogo. La difesa, invece, ha sempre sostenuto che l'uomo sia stato usato da capro espiatorio.

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