Una foto particolarmente macabra quella apparsa nelle scorse ore su diverse timeline di Facebook, anche perché pubblica. Si tratta dell'immagine del cadavere di Ascanio Boscia, 97 anni, padre del produttore televisivo e sociologo Max Boscia. La foto ritrae l'uomo nel suo letto, in giacca e cravatta, con il viso in primo piano ed il messaggio: "Ti voglio bene papà". In tanti, dopo il post, hanno commentato lasciando il proprio cordoglio per la scomparsa del padre di Boscia, ma qualcuno ha anche storto il naso di fronte a questa iniziativa privata, temendo possa essere l'inizio di una nuova "moda", quella di immortalare i propri cari sul letto di morte.

Lui, Max Boscia, si è difeso spiegando di voler semplicemente "condividere il dolore" legato alla morte del padre. Ma c'è chi ha stigmatizzato questa cosa, puntando il dito contro l'eccessiva "spettacolarizzazione" di un evento tragico. "Tra flebo, malattie ed ospedali ma come fate a pubblicare queste foto? Io sono esterrefatta" ha scritto una ragazza sotto la fondo del defunto padre del sociologo partenopeo. In realtà, in passato era consuetudine fotografare i defunti appena morti: spesso era un vero e proprio "servizio" operato da fotografi professionisti, che immortalavano su richiesta dei parenti sia i cadaveri nel letto, come se stessero dormendo, o addirittura i cadaveri messi in posizioni tali da apparire vivi, assieme agli altri familiari. Una tradizione che risale ad epoche precedenti all'invenzione della macchina fotografica, e compiuta inizialmente anche attraverso ritratti ad hoc di piccoli pittori locali e non solo.