Guidava un'automobile simile a quella di un camorrista, e per un colpo di sfortuna stava passando in una zona dove i killer erano appostati in attesa del bersaglio. È bastato questo perché Giovanni Galluccio finisse nel lungo elenco delle vittime innocenti di camorra, trucidato il 23 settembre 2005 a Tufino, in provincia di Napoli. La vittima era in via Provinciale per Cicciano, nel Nolano, sulla sua Mercedes; era appena uscita dal parcheggio di un'azienda quando i killer la bloccarono e aprirono il fuoco. Galluccio, incensurato, era titolare di una ditta del settore di movimento terra; all'epoca si pensò a una vendetta legata alla vita privata o a una ritorsione del racket. Per quell'omicidio, 14 anni dopo, è stato arrestato uno dei presunti sicari: si tratta di Vincenzo Mercogliano, accusato di aver agito per agevolare il clan e dei reati correlati in materia di armi. L'uomo è stato raggiunto oggi, 21 maggio, dai carabinieri della Compagnia di Nola e del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, in esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Per le indagini gli investigatori si sono avvalsi delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Marcello Di Domenico e Ciro di Domenico, all'epoca a capo dell'omonimo clan che era attivo sui territori di Nola, Cimitile, Camposano, Cicciano, Tufino ed altri comuni limitrofi e che era direttamente collegato al clan Moccia di Afragola. L'agguato, ritengono gli inquirenti, era stato commesso per rafforzare la presenza sul territorio nolano del gruppo camorristico e il clan aveva messo a disposizione il proprio gruppo di fuoco per soddisfare delle richieste provenienti da altri clan legati ai Di Domenico.