Rischio Vesuvio, aggiornamento della pianificazione di emergenza

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Una volta entrati nella fase di allarme, segnalati da parametri che indicano un’attività pre-eruttiva, i residenti dovranno raggiungere le aree di attesa e da lì, con l’aiuto del personale, allontanarsi sempre più dalla zona rossa.
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 Una regione divisa in quattro livelli di allerta, un piano di evacuazione che si svilupperà in altrettante fasi operative: l'eruzione eventuale del Vesuvio si baserà su questi passaggi e coinvolgerà non soltanto i comuni della cosiddetta zona rossa. Chi abita in quest'area, infatti, potrebbe trovarsi costretto, secondo un protocollo ben preciso, a raggiungere altre aree della Campania o delle regioni limitrofe. L'aggiornamento della pianificazione di emergenza per la zona rossa è l'esito della riunione tenuntasi in settimana della Commissione Speciale Protezione civile della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Le quattro fasi di attesa sono:

  1. Base: nessuna variazione significativa,
  2. Attenzione: variazione significativa dei parametri,
  3. Preallarme: ulteriore variazione,
  4. Allarme: i parametri indicano una dinamica pre-eruttiva.

Il passaggio da una fase all'altra viene deciso, da base ad attenzione, dalla Protezione civile, una volta sentito il Presidente della Regione Campania; da attenzione a preallarme e da preallarme ad allarme, dal Presidente del Consiglio dei ministri su proposta della Protezione civile e sentito il Presidente della Regione Campania. Si passa dunque all'allontanamento, trasferimento ed accoglienza della popolazione. L'organizzazione dell'evacuazione in senso proprio si struttura su tre tipologie di aree:

  • aree di attesa: gestite dai comuni a rischio e nelle quali i nuclei familiari, informati su quello di loro pertinenza, si devono recare una volta che scatta la fase operativa,
  • aree di incontro: si trovano fuori dai comuni a rischio, in Campania o nelle regioni limitrofe. Si troveranno lungo le principali direttrici (stradali, ferroviarie o marittime). Qui si trovano assistenza psico-sanitaria e punti informativi;
  • punti di prima accoglienza: si trovano preferibilmente in aree molto ampie, quali stadi e palazzetti dello sport, in cui può risultare più semplice anche la sistemazione di mezzi di trasporto personale. Qui si presta assistenza e, soprattutto, si assegnano le strutture alloggiative. Per i comuni della zona rossa più vicini al confine con altre regioni, il punto di prima accoglienza potrebbe corrispondere all'area di incontro assegnata precedentemente.
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