Rubavano opere d'arte di vario tipo, rivendendole poi a collezionisti senza scrupoli o ad altri rivenditori di opere di antiquariato stessi: ma le forze dell'ordine sono riusciti a smantellare l'organizzazione, arrestando sei persone. A subire il maggior numero di danni è stata "Villa Livia", il museo che già fu set della fiction "I Bastardi di Pizzofalcone", ispirato all'omonimo romanzo dello scrittore Maurizio De Giovanni, e de "La Paranza dei Bambini". Proprio dalla denuncia del direttore del museo sono partite le indagini.

Era stato proprio lui ad accorgersi, nel gennaio 2018, che mancassero diverse opere: ben ventidue dipinti appartenenti alla Scuola Napoletana del XVIII e del XIX secolo, ma anche quindici sculture in bronzo, marmi, maioliche ed argenti. Insomma, un vero e proprio furto che portò il direttore a presentare denunce sia ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, sia alle forze dell'ordine della stazione di Napoli Chiaia. Dalle indagini, è emerso che a pianificare i furti fosse la custode del museo, con la complicità del marito e dei due figli minori: era proprio la donna a contattare i compratori, inviando loro il "campionario fotografico" delle opere esposte.

Quando i "clienti", per lo più collezionisti o persone che operano nel mercato dell'antiquariato partenopeo, sceglievano l'opera, si mettevano d'accordo per il prezzo, e poi una volta avvenuto il pagamento le opere venivano consegnate dai figli minori della donna. Tra le opere rubate e rivendute, perfino un capitello in pietra, formato da due frammenti con lavorazione a foglie che risaliva al I secondo avanti Cristo, in piena epoca romana, e recuperato dai carabinieri nel corso di alcune perquisizioni effettuate il 16 luglio 2018: altre otto perquisizioni domiciliari, nei confronti degli acquirenti, sono invece state effettuate quest'oggi, durante le operazioni che hanno portato all'arresto di sei persone, tra i quali la custode del museo stesso, e due minori. Nel dettaglio, si tratta di sei ordinanze di custodia cautelare, di cui due in carcere, tre ai domiciliari, ed un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.