Si facevano rimborsare prestazioni che in realtà non erano state mai erogate, secondo il copione classico delle truffe ai danni del sistema sanitario nazionale. Le richieste venivano inviate simulando ricoveri di persone che in realtà erano state già dimesse, trasferite o addirittura decedute. È l'ipotesi di reato che ha portato all'ordinanza applicativa di misura cautelare reale, emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere ed eseguita dai Nas di Caserta, nei confronti della società Hospice Nicola Falde Spa, che gestisce la casa di cura omonima a Santa Maria Capua Vetere per terapie palliative. Il periodo contestato è quello tra il 2014 e il 2016, quando la struttura sanitaria, che si occupa del ricovero e della cura di malati terminali, ha ricevuto somme dall'Asl di Caserta che secondo le indagini erano relative a prestazioni non erogate.

Attraverso false fatture e note di addebito, la struttura aveva gonfiato il numero dei giorni di degenza, facendo risultare che i pazienti rimanessero ricoverati più a lungo. Era stato anche ottenuto il rimborso, 250 euro euro per giornata di cura, per pazienti risultati deceduti o ricoverati in altre strutture o dimessi da tempo.

I responsabili dell'hospice sono accusati, a vario titolo, di falso in atto pubblico e di truffa aggravata ai danni dello Stato ed è stato disposto il sequestro di quote e beni della società. Il 21 novembre scorso, con un altro provvedimento, era scattato il sequestro preventivo della somma di 90.774 euro. Il gip ha disposto la nomina di un commissario giudiziale che dovrà occuparsi dell'attività di ordinaria amministrazione per 6 mesi: una scelta presa per evitare la chiusura della struttura, che è una delle tre di questo tipo sul territorio di Caserta.