“Spero che farai una brutta morte. Meglio il suono delle sbarre di un carcere che il suono delle campane. Tu non sei nessuno e non fai paura”. La minaccia arriva da un parente di Pietro D'Agostino, arrestato nell'ottobre scorso dai carabinieri, ed è comparsa sulla pagina Facebook di Salvatore Cantone, presidente dell'associazione antiracket di Pomigliano. Il riferimento è chiaro: meglio finire in galera, col rumore delle sbarre delle celle, che finire al cimitero, col suono delle campane durante i funerali. E la minaccia sarebbe collegata proprio all'arresto del presunto estorsore, finito con le manette ai polsi nell'ottobre 2018 anche grazie all'aiuto di Cantone, che aveva offerto supporto ai commercianti taglieggiati. L'episodio è stato denunciato l'episodio ai carabinieri.

Cantone, imprenditore anche lui in passato vittima del racket, ha fondato a Pomigliano d'Arco la prima associazione antiracket del territorio, collegata alla FAI di Tano Grasso; nel dicembre scorso aveva incontrato Luigi Di Maio durante una visita del vicepremier a Pomigliano d'Arco.

D'Agostino, detto “'o Cavallaro”, 62enne di Pomigliano, nell'ottobre 2018 è stato arrestato con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso: insieme a un complice, Antonio Mennetta, di 36 anni, anche lui arrestato nella stessa operazione, avrebbe imposto il pizzo di 1000 euro ad una ditta di trasporti e ad un rivenditore di cosmetici di Pomigliano a ridosso del Natale 2017. Secondo le indagini, gli imprenditori erano stati intimoriti con minacce e vantando l'appartenenza a un non meglio specificato clan camorristico della zona. D'Agostino è stato condannato nei giorni scorsi a 6 anni e mezzo di reclusione.