Tragico epilogo per l'uomo che nello scorso mese di marzo aveva tentato di lanciarsi in auto contro il santuario di Pompei. Il giovane si è ucciso. È stato trovato ansimante dagli agenti della polizia penitenziaria che hanno chiamato i soccorsi, si è impiccato con una corda che si era costruito con le lenzuola del letto della cella nel carcere di Aversa dove era detenuto dal 27 marzo dell'anno scorso. Nel corso di una udienza di convalida, il ragazzo algerino aveva confusamente parlato di un gesto "per sentirsi più vicino ad Allah", recitando anche litanie in arabo.

Questa la dinamica all'epoca dei fatti: il 22enne algerino, viaggiava su un'auto rubata a Terzigno, nel Vesuviano, alle 14 di lunedì 27 marzo; alle 16 era a Pompei e a bordo della vettura, giunse in piazza Bartolo Longo, senza trovare ostacoli. Quando poi entrò entrato nell'area pedonale, davanti al santuario Mariano, fu stato avvicinato dai vigili urbani che volevano bloccarlo; venne arrestato a bordo di un autobus, dopo una fuga a piedi durata alcuni minuti.