L'omicidio di Emilio Forino, ucciso a Casavatore, in provincia di Napoli, il 4 agosto 2011, fu deciso dai boss del cartello delle Cinque Famiglie di Secondigliano in seguito alla decisione della vittima di cambiare clan, passando alla camorra delle Case Celesti. È quanto emerge dalle indagini dei carabinieri, che hanno notificato l'arresto ai vertici di allora della camorra dell'area Nord di Napoli, tra cui i boss degli Scissionisti e quelli delle Cinque Famiglie. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Gruppo Castello di Cisterna.

L'agguato risale al 4 agosto 2011. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Emilio Forino, legato al clan Ferone, aveva deciso di passare dalla parte del clan Marino, all'epoca riferimento per la zona delle Case Celesti. In seguito a questo suo allontanamento i capoclan Ernesto Ferone e Vincenzo Pagano avevano chiesto la sua eliminazione alla confederazione di camorra delle Cinque Famiglie di Secondigliano, nata in seguito alla scissione del clan Amato – Pagano.

Forino venne attirato in trappola da quelli che credeva suoi amici. Lo portarono a Casavatore, dove pensava che sarebbe stato punito per i contrasti che aveva con Ernesto Ferone, ma fu assassinato a sangue freddo e lasciato sul marciapiede. L'omicidio portò alla marginalizzazione del gruppo criminale delle Case Celesti e fu all'origine della spaccatura che creò le condizioni per l'omicidio di Ciro Nocerino nel settembre 2011.

I destinatari dell'ordinanza, vertici delle Cinque Famiglie di Secondigliano, sono Arcangelo Abete, detto Angioletto, 50 anni; Arcangelo Abbinante, figlio del boss Antonio Abbinante, 29 anni; Giovanni Esposito, detto ‘o muorto, 56 anni; Angelo Marino, 47 anni; Roberto Manganiello, 38 anni; Vincenzo Pagano, detto Sce Sce, 55 anni; Ernesto Ferone, 52 anni.