Uwe Timm
in foto: Uwe Timm

In meno di una settimana, da mercoledì 16 a martedì 22 ottobre, Napoli torna per una settimana capitale della letteratura. E lo fa con la rassegna a ingresso gratuito “Scrittori per l’Europa”, realizzata dalla Fondazione Premio Napoli, in collaborazione con l’associazione Astrea-Sentimenti di giustizia. Ad aprire le danze sarà Uwe Timm, protagonista del primo appuntamento domani alle ore 17.30 nella sede al primo piano di Palazzo Reale di Napoli, in piazza del Plebiscito. L'incontro sarà introdotto da Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione che realizza il prestigioso premio letterario (uno dei pochi, tra i maggiori in Italia, ad essere sganciato dal dominio dei grandi gruppi editoriali) e sarà dedicato a “Un mondo migliore”, ultima fatica letteraria di Timm, pubblicata da Sellerio, un documento sul nazismo e sulle sue origini, sugli abissi del razzismo e dell’eugenetica. Con lo scrittore tedesco, interverranno Valentina Di Rosa dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e Matteo Palumbo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Letture a cura dell’attrice Valentina Acca.

Scrittori per l'Europa: gli altri incontri

Prossimi appuntamenti, tutti alle ore 17.30: venerdì 18 ottobre con Maurizio De Giovanni e Giancarlo De Cataldo, coordinati dallo scrittore Sergio Brancato, mentre martedì 22 ottobre uno dei maggiori scrittori e sceneggiatori francesi, Olivier Guez, autore de "La scomparsa di Josef Mengele", sarà con lo scrittore Massimiliano Virgilio, la docente Maria Laura Vanorio e i saluti del sindaco della città partenopea Luigi De Magistris. L’ingresso a ciascun incontro è gratuito.

Esiste un'identità culturale europea?

L’idea alla base del progetto “Scrittori per l’Europa”, a cura di Ermanno PaccagniniChiara Ghidini e Alfredo Guardiano, consiste nel verificare se sia possibile parlare ancora oggi di “identità culturale europea”. Si tratta, quindi, di chiedersi cosa significhi essere europei e se le difficoltà sempre maggiori che, sul piano politico, incontra da tempo il processo d’integrazione, messo a dura prova dal riemergere di ideologie e prassi che sembravano confinate nei libri di storia, non siano la prova evidente della mancanza di adeguate fondamenta culturali che lo sostengano.