Le avevano adescate in giro, erano amici di amici, facevano parte di comitive che frequentavano le stesse zone. Le avevano convinte a salire in casa di uno di loro e lì le avevano stuprate. Anche in gruppo, in più occasioni. Le tenevano legate a loro in una sorta di costrizione psicologica, le vittime hanno trovato il coraggio di raccontare quell'incubo soltanto dopo quattro anni, quando sono diventate maggiorenni. La storia arriva dall'isola di Ischia, dove i carabinieri della Compagnia locale, diretta dal capitano Angelo Pio Mitrione, hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro giovani dominicani, accusati di avere violentato in almeno quattro occasioni due coetanee italiane. I fatti risalgono al 2014, quando tutti i coinvolti avevano tra i 15 e i 17 anni, tranne un quinto componente del gruppo, che all'epoca aveva meno di 14 anni e quindi non è imputabile. La denuncia, invece, è arrivata solo a gennaio scorso.

Le due ragazze si sono rivolte ai carabinieri della stazione di Ischia per raccontare di quel gruppetto che, per mesi, le aveva tenute sotto scacco. E così sono partite le indagini. Intercettazioni ambientali e quelle "vecchio stampo", sul territorio, che hanno confermato il quadro delle accuse; i riscontri sono stati esaminati dalla Procura per i Minorenni di Napoli, che ha richiesto l'ordinanza poi firmata dal gip del Tribunale dei Minorenni. I quattro, tutti residenti sull'isola del golfo napoletano, tre nati in Repubblica Dominicana e il quarto in Italia, sono stati bloccati stanotte, 15 maggio, dai carabinieri. Sono nati tra il 1997 e il 1999 e oggi hanno oggi tra i 20 e i 22 anni. Due sono stati collocati nelle comunità di Mondragone e Somma Vesuviana, uno è stato sottoposto alla permanenza in casa, ovvero l'equivalente degli arresti domiciliari per i minorenni, e per il quarto sono scattate le prescrizioni, ovvero obbligo di dimora con divieto di lasciare l'abitazione tra le 21.00 e le 7.00. Le violenze di cui sono accusati sarebbero avvenuti in abitazioni nelle disponibilità degli indagati; stando a quanto riferito dalle vittime, gli stupri non erano stati denunciati per la paura di ritorsioni.