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25 Aprile 2020
9:04

25 aprile, Il testamento di Gennaro, partigiano delle Quattro Giornate: “Non dimenticate”

Conversazione inedita con Gennaro Di Paola, partigiano delle Quattro Giornate di Napoli morto il 24 dicembre 2019. Una sorta di testamento in cui l’uomo parla di memoria, resistenza e storia. L’intervista a Fanpage.it risale al 26 aprile 2019, a quel tempo Di Paola aveva 96 anni. “Non dimenticate il nostro sacrificio”.
A cura di Gaia Martignetti
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[Gennaro Di Paola, partigiano /Foto Fanpage.it]
[Gennaro Di Paola, partigiano /Foto Fanpage.it]

"Il termine eroe l'hanno inventato i re, gli imperatori appunto per prendere in giro tutti quanti". È il 26 aprile 2019, quando pronuncia questa frase, Gennaro Di Paola, uno degli ultimi partigiani delle Quattro Giornate di Napoli, ha 96 anni. Siamo a casa sua, dove vive con la figlia. Il 24 dicembre di quello stesso anno Gennaro morirà, a 97 anni. Prima però passerà gli ultimi mesi della sua vita a ricordare il significato della parola resistenza. Durante quella giornata mostrerà molti documenti. Pagelle del Ventennio, foto ma soprattutto una memoria incredibile. La stessa che chiede non vada perduta.

Quel giorno la conversazione davanti alla telecamera durò più di due ore. La prima cosa che Gennaro chiese – e che sempre chiedeva – era quella di non essere chiamato eroe. «Io lo dico anche ai ragazzi nelle scuole, io non sono un eroe. Non sono mai stato un eroe». Ma il concetto a cui dedica più cura e tempo è il ricordo. «Non vi dimenticate mai queste festività. Il 25 aprile non è una ricorrenza per far festa a lavoro,  ma è il ricordo di quelli che sono morti, che hanno interrotto la loro vita volente o nolente. Non è che volevamo sacrificare la nostra vita però, ci hanno obbligato a sacrificarla come noi, volontari a combattere durante le Quattro Giornate, però sentivi il dovere di farlo. Per me è la base della vita». Negli occhi di Gennaro è vivido il ricordo di quei giorni, quando Napoli divenne la prima città d'Europa a ribellarsi alla dittatura nazifascista, liberando la città e dando inizio alla Resistenza italiana. Un sacrificio e uno sforzo che costò la vita a molti.  Proprio per questo gli occhi di Gennaro si fanno più grevi quando pensa a chi, oggi, ancora ricorda gli anni di Benito Mussolini con nostalgia. «La storia è qualcosa di vero, di sentito. E li vedo oggi che fanno il saluto romano al Duce, Mussolini, per piacere cercate di conoscere la storia, ecco perché me la prendo con la scuola. È la base per avere una popolazione seria».

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