La domanda può sembrare banale solo a chi non ha una famiglia, un affetto, qualcuno che durante l'emergenza Covid – 19 ha dovuto amare a distanza. Questo è quindi un quesito che riguarda tutti, ma che assume valenze diverse se si è infermieri di una rianimazione. "A cosa hai dovuto rinunciare durante questa emergenza?". Ivano, Irma, Valentina, Pietro, Salvatore e Filippo pensano per qualche secondo alla risposta. Non perché non sia immediatamente chiara, ma perché è un peso enorme. La rianimazione del Monaldi, trasformata in Covid da un. giorno all'altro è ormai vuota. Ora qui non arrivano più pazienti positivi al coronavirus, ma tutte le altre emergenze, che non sono certo sparite. Filippo sospira, poi spiega: «Mia moglie che aspetta un bambino». Appena è iniziata l'emergenza è andato a vivere da solo, lontano da casa per proteggere la vita che sua moglie da 4 mesi aspetta. Questi 2 mesi per Filippo non torneranno, nessuno potrà restituirglieli, questo lo sa.  Il giorno in cui è stata chiusa e riconvertita la rianimazione era il suo compleanno. «Vivevo da solo da 40 giorni, ero andato via per tutelare mia moglie che è incinta».

Ivano vive l'emergenza Covid dall'inizio, spiega l'emozione di dimettere nello stesso giorno tre pazienti dalla rianimazione (alcuni trasferiti al Cotugno). Ma anche che alcune cose non torneranno: il tempo, l'abbraccio della famiglia che sintetizza in poche parole: «Mio fratello di 9 anni».

Irma è mamma. Ha due figlie a cui non canta la ninna nanna da 2 mesi, racconta. Significa, una volta tornati a casa, continuare a mantenere le distanze per proteggere chi si ama. Ma anche quando si torna in ospedale dover curare e assistere alla morte di una collega, com'è capitato a tutti loro. Finire in un sacco secondo le procedure per i decessi da Covid – 19, senza poter organizzare un funerale, vedere quella persona un'ultima volta. È difficile, perché ogni paziente ha una storia e questa volta quella storia è anche la tua.

Valentina ha rinunciato all'amore della sua famiglia per stare accanto a chi lotta contro il coronavirus. Una battaglia che, come racconta, non è semplice, perché tutti i giorni pensi di non potercela fare, così come spiega Pietro, il coordinatore di questo gruppo di infermieri, che mai nella sua carriera ha vissuto un periodo così stressante, ansioso, difficile. Lui alla domanda più importante di tutte, risponde subito: «L'amore e l'affetto di mia figlia».

Salvatore, fratello di Irma invece ci pensa, sorride ma poi il volto diventa più scuro: «Toccare la mia famiglia».

Un prezzo che oggi chiedono non venga dimenticato durante una Fase 2 di ripartenza per tutti. Ma anche di rispetto.