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L'omicidio di Ugo Russo a Napoli

‘Abbiamo sparato sulla caserma per vendicare Ugo’: restano in carcere i due arrestati

È stata disposta la misura cautelare in carcere per Vincenzo Sammarco e Giovanni Grasso, accusati e reo confessi della sparatoria contro la caserma Pastrengo nella notte del 1 marzo. I due hanno ammesso di avere esploso i colpi d’arma da fuoco “per la rabbia per la morte di Ugo Russo”, cugino di Grasso, ucciso dal carabiniere che stava rapinando con un complice.
A cura di Nico Falco
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Ugo Russo
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Restano in carcere Vincenzo Sammarco, 22 anni, e Giovanni Grasso, 23 anni, quest'ultimo cugino di Ugo Russo, il ragazzo di 15 anni ucciso la notte del 1 marzo scorso dal carabiniere che stava tentando di rapinare insieme a un complice. I due sono accusati della sparatoria che c'è stata poche ore dopo la morte del giovane contro la caserma Pastrengo, sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli. Il gip Nicoletta Campanaro, della 33esima sezione, ha disposto per Sammarco e Grasso la misura cautelare del carcere; i due erano stati sottoposti a fermo dalla Procura di Napoli (pm Antonella Fratello, Enrica Parascandolo e Urbano Mozzillo) per detenzione di armi da fuoco, violenza privata e danneggiamento, con l'aggravante del metodo mafioso.

In quella notte furono esplosi almeno quattro colpi, sparati durante una "stesa" in scooter contro le finestre interne della struttura. Due le piste subito seguite dagli inquirenti: una ritorsione contro i carabinieri, per "vendicare" la morte di Ugo Russo, o una minaccia nei confronti del complice del 15enne, che in quel momento si trovava coi familiari nella Pastrengo per l'interrogatorio.

La misura cautelare in carcere arriva dopo l'interrogatorio di garanzia che i due giovani, assistiti dagli avvocati Francesco Esposito e Tiziana De Masi, hanno sostenuto in videoconferenza dal carcere napoletano di Secondigliano. Sammarco e Grasso hanno chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee e hanno ammesso le proprie responsabilità, dicendo che il raid era stato deciso istintivamente per la rabbia dopo la morte di Ugo, ma non hanno detto nulla sulla provenienza della pistola. Il gip non ha applicato la misura cautelare per il reato di violenza privata.

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