Acque reflue della rete fognaria di Capua che finivano direttamente nel fiume Volturno invece di andare nel depuratore. L'indagine dei carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha portato al sequestro d'urgenza di dieci impianti di sollevamento delle acque reflue fognarie e meteoriche del Comune prima ed all'iscrizione nel registro degli indagati per cinque persone, accusate dei reati di disastro ambientale, sversamento liquidi nocivi ed immissione in acque superficiali di rifiuti incontrollati.

I cinque indagati sono due ex-sindaci, due funzionari dell'ufficio tecnico comunale ed il responsabile della ditta alla quale erano stati affidati i lavori di manutenzione degli impianti. Dalle indagini è emerso che i liquidi non fossero mandati nel depuratore di Marcianise, ma direttamente nel fiume Volturno dove, dalle analisi svolte, è emerso un aumeto della presenza del batterio escherichia coli, legato alla presenza di rifiuti organici, nel corso d'acqua dove le acque reflue venivano immesse. L'impianto è stato sigillato, mentre negli uffici del comune di Capua e in quelli del depuratore di Marcianise sono stati sequestrati documenti relativi alla progettazione ed all'affidamento di manutenzione degli impianti. Questi sono risultati essere malfunzionanti, in pessimo stato e senza manutenzione, nonostante l'affidamento dei lavori ad una ditta. Oltre al batterio dell'escherichia coli, dalle analisi sono emerse anche quantità pericolose di tensioattivi di azoto ammoniacale e ossigeno. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha così infine disposto il sequestro urgente degli impianti, "per salvaguardare l'igiene e la salute della popolazione della città di Capua", come si legge nella nota diffusa dal Procura del Tribunale stesso, a firma dal Procuratore Maria Antonietta Troncone, nonché "per evitare che la libera disponibilità degli impianti potesse determinare un ulteriore aggravio sul già delicato equilibrio