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Agguato al genero dei boss Misso, arrestati 4 affiliati al clan Torino

Tre persone, ritenute legate al clan Torino, sono state arrestate per l’omicidio di Vincenzo Prestigiacomo, cognato dei boss Misso, ucciso in via Porta San Gennaro, durante la Faida della Sanità, nel centro di Napoli. L’omicidio risale al 30 ottobre 2006, con le indagini della Squadra Mobile sono arrivati i riscontri alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
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A cura di Nico Falco
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Immagine di repertorio
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La Squadra Mobile di Napoli ha arrestato tre persone per l'omicidio di Vincenzo Prestigiacomo, ucciso la sera del 30 ottobre 2016 a Porta San Gennaro, nel centro di Napoli, durante scontri tra gruppi di camorra della Faida della Sanità. L'uomo fu colpito alla testa da diversi colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata, nella sparatoria rimase ferita anche una rumena di 32 anni, colpita da una pallottola vagante. Per quell'agguato sono stati arrestati Andrea Manna, 43 anni, Nicola Sequino, 51 anni, e Vincenzo Troncone, 53 anni; gli indagati dovranno rispondere di omicidio aggravato, in concorso con altre persone già condannate in procedimento separato.

L'agguato, ritengono gli investigatori, si colloca negli scontri di potere che in quel periodo scuotevano il centro di Napoli e vedevano contrapposti il clan Misso e il gruppo scissionista guidato da Salvatore Torino. I tre arrestati sono ritenuti legati a quest'ultimo gruppo criminale mentre la vittima, Prestigiacomo, era imparentato con i boss del clan contrapposto: aveva infatti sposato Celeste Misso, sorella di Michelangelo, Giuseppe ed Emiliano Zapata, figli di Umberto Misso e nipoti dell'ex boss e fondatore del clan (oggi collaboratore di giustizia) Giuseppe Misso.

Le indagini, svolte dalla Squadra Mobile di Napoli col coordinamento della Dda, hanno consentito di acquisire riscontri alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia arrivando così al provvedimento. I tre arrestati sono stati rinchiusi in carcere, in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea.

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