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9 Luglio 2020
17:02

Arianna, la battaglia della bimba di legno e dei suoi genitori: “L’ospedale deve risarcirci”

I genitori di Arianna, ragazzina di 15 anni tetraplegica, hanno cominciato uno sciopero della fame: all’esterno del Tribunale di Salerno, dove è in corso il processo, i coniugi Manzo hanno esposto uno striscione con la scritta “Giustizia per Arianna”. La ragazzina, riconosciuta come vittima di mala sanità a 3 mesi, non ha ancora ricevuto il risarcimento dall’ospedale Cardarelli di Napoli.
A cura di Valerio Papadia
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Vogliono giustizia i genitori di Arianna Manzo, ragazzina di 15 anni tetraplegica, originaria di Cava de' Tirreni, nel Salernitano, e conosciuta come "la bambina di legno". Arianna è stata riconosciuta, in primo grado, come vittima di mala santità all'ospedale Cardarelli di Napoli quando aveva soltanto tre mesi di vita e, da 15 anni, la famiglia aspetta il risarcimento, che non è ancora arrivato. I genitori, i coniugi Eugenio Manzo e Matilde Memoli, hanno cominciato lo sciopero della fame e, questa mattina, all'esterno del Tribunale di Salerno, hanno esposto uno striscione sul quale campeggiava la scritta "Giustizia per Arianna". Al Tribunale di Salerno, infatti, è in corso il processo di Appello contro l'ospedale partenopeo, iniziato lo scorso 25 giugno e ancora senza una decisione definitiva: questa mattina, all'esterno del Palazzo di Giustizia salernitano, c'era anche la 15enne, sulla sua carrozzina. "È inaccettabile. Dopo la condanna hanno deciso di non onorare la sentenza. Siamo certi che la Corte confermerà condanna e l'immediato pagamento. Aspettiamo un segnale da De Luca" ha dichiarato l'avvocato Mario Cicchetti, legale della famiglia Manzo.

Il caso di Arianna, "la bimba di legno"

La vicenda che vede Arianna sfortunata protagonista risale al 2005, quando la ragazzina, che all'epoca ha solo tre mesi, viene ricoverata all'ospedale Cardarelli di Napoli. Nel nosocomio partenopeo, a causa della somministrazione in dosi eccessive di un anestetico, la piccola subì gravi danni al sistema nervoso, diventando sorda, ipovedente e tetraplegica. Lo scorso novembre, l'ospedale Cardarelli è stato condannato a risarcire la famiglia della piccola con 3 milioni di euro, ma il risarcimento non è mai stato onorato.

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