I componenti della "banda del trapano", il gruppo di italiani arrestati in Messico (Revolución Social)
in foto: I componenti della "banda del trapano", il gruppo di italiani arrestati in Messico (Revolución Social)

La “banda del trapano”, così è stato soprannominato il gruppo di italiani che in Messico truffava ignari compratori rivendendo per migliaia di dollari trivelle, trapani e saldatrici provenienti dalla Cina spacciandoli per marche prestigiose. Ferdinando Garofalo, Gennaro Cardone e Vincenzo Sigigliano, questi i nomi delle persone coinvolte nella truffa. I loro raggiri, però, sono stati scoperti da Revolución Social, un’organizzazione di cittadini nata sui social, il cui obiettivo è difendere le vittime della delinquenza. E proprio durante una diretta Facebook, l’ispiratore di Revolución Social, Guillermo Valencia, assieme ad altri collaboratori disarmati, ha “arrestato” i nostri connazionali il 10 luglio scorso a Morelia, la capitale dello Stato di Michoacán, nel Messico centrale.

Nel filmato dell’operazione, visto da 4,4 milioni di spettatori, i nostri connazionali rimangono calmi e seduti sul divano dell’appartamento in cui vivevano a Morelia. Dappertutto appaiono trapani, saldatrici e altri utensili. In alcune casse c’è ancora l’etichetta originale, che prova la provenienza cinese del materiale. In una scatola, invece, ci sono gli adesivi di marche conosciute, come Makita e Lincoln Electric, pronti per “taroccare” gli utensili. La truffa era semplice: Sigigliano e gli altri acquistavano gli strumenti di scarsa qualità pagandoli tra 800 e 1.200 pesos (tra i 40 e i 60 dollari), e poi li rivendevano con fatture false ad un prezzo che oscillava tra 300 e 1.000 dollari.

Durante le riprese del video, i quattro italiani sembrano quasi imbarazzati davanti all'evidenza della loro truffa. Sigigliano, che appare con la mano destra ingessata, ammette il raggiro e, in un secondo momento, chiede addirittura scusa. Il gruppo, tuttavia, è stato consegnato alle autorità che hanno provveduto a formalizzare il loro arresto. A quanto risulta dalle indagini, i tre italiani hanno commesso i loro imbrogli non solo in vari Stati messicani, ma anche in altri Paesi latinoamericani (Honduras, Guatemala e Ecuador).

Revolución Social ha segnalato che i tre stavano per essere messi in libertà provvisoria su cauzione ma all'ultimo minuto sono stati trattenuti in carcere perché è emerso che su due di loro pendeva un ordine di arresto dell’Interpol. Vincenzo Sigigliano, napoletano d'origine, era ricercato in Italia con l’accusa di falso ideologico e truffa e deve scontare una pena di 7 anni. Dopo essere stato estradato dal Messico e rinchiuso nel carcere di Rebibbia a Roma, il 16 agosto è riuscito a fuggire dall'ospedale Sandro Pertini dove era ricoverato per una visita. La sua fuga, tuttavia, è durata solo pochi giorni. Il 22 agosto, la polizia lo ha arrestato a Melito, comune della città metropolitana di Napoli. Sigigliano si nascondeva nell'appartamento di una vedova di un esponente del clan Amato-Pagano.

Il quotidiano Reforma ha messo in relazione l’arresto del gruppo di italiani con la scomparsa di Raffaele Russo, Antonio Russo e Vicenzo Cimmino, i tre napoletani di cui si sono perse le tracce il 31 gennaio 2018 a Tecalitlán, nello Stato di Jalisco. Secondo la procura messicana, Raffaele Russo, tre anni prima della suo rapimento era stato arrestato nello Stato di Campeche per una truffa simile a quella realizzata da Sigigliano e gli altri: avrebbe venduto generatori elettrici tedeschi che in realtà erano prodotti in Cina.