Circa 200 appartenenti al centro sociale Insurgencia sono partiti in corteo da piazza Bellini e hanno formato un presidio davanti alla Questura di Napoli per chiedere la liberazione dei tre attivisti arrestati ieri sera in piazza dopo un controllo sulle generalità. Durante il percorso i manifestanti hanno esploso sei petardi. Arrivati davanti alla Questura, gli attivisti si sono fermati in presidio. Il collettivo si è riunito per l'arresto di Pietro Spaccaforno, Fabiano Langella e Diego Marmora, accusati di minaccia, lesioni, resistenza e danneggiamento aggravato e denunciati per oltraggio a Pubblico Ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità; i tre, ieri sera portati nel carcere di Poggioreale, stasera sono stati condotti agli arresti domiciliari; l'udienza di convalida è slittata e potrebbe tenersi mercoledì, in alternativa il pm sta valutando di procedere direttamente col processo per direttissima.

L'arresto è avvenuto durante un controllo anti assembramento a cui sono seguiti disordini, con l'arrivo di numerose pattuglie. Gli attivisti parlano di abuso di potere da parte delle forze dell'ordine, mentre è diametralmente opposta la versione della Questura di Napoli: oggi il questore Alessandro Giuliano ha parlato di "inaccettabile comportamento aggressivo e minaccioso di decine di persone". Anche il prefetto di Napoli, Marco Valentini, ha parlato di "attacco alle forze dell'ordine", ribadendo che un comportamento del genere costituisce reato e va punito. Il bilancio è di 5 volanti della Polizia di Stato danneggiate, 12 agenti con contusioni guaribili dai 3 ai 17 giorni.

Tra i manifestanti anche Eleonora De Majo, assessore alla Cultura del Comune di Napoli ed esponente del centro sociale Insurgencia, che già in giornata aveva parlato di "spintoni, violenze fisiche e intimidazioni" di cui si sarebbero resi responsabili i poliziotti, negando che ci fossero stati insulti o minacce. In corteo anche Ivo Poggiani ed Egidio Giordano, presidente e assessore della Terza Municipalità di Napoli, anche loro vicini allo stesso collettivo. Durante il presidio alcune bottiglie sono state lanciate verso il cordone di poliziotti antisommossa che erano schierati davanti alla Questura; il lancio è stato stigmatizzato dagli stessi manifestanti in prima fila. Successivamente gli attivisti si sono diretti nuovamente verso piazza Bellini.