Il boss Patrizio Bosti è stato arrestato nelle scorse ore dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli: dovrà tornare nel carcere di Parma per scontare altri sei anni e mezzo di detenzione. Aveva lasciato la prigione pochi giorni fa, era detenuto ininterrottamente dal 2008, da quando i carabinieri lo avevano arrestato a Girona, in Spagna. La sua scarcerazione aveva sollevato forti polemiche, vista la caratura criminale che ancora gli viene riconosciuta: secondo gli inquirenti è infatti ancora considerato a capo dell'Alleanza di Secondigliano, il cartello di camorra che riunisce i clan Licciardi, Contini e Mallardo e che costituisce uno dei due macrogruppi della camorra napoletana, insieme ai rivali del clan Mazzarella.

Bosti, 62 anni, avrebbe dovuto lasciare il carcere nel 2023, dopo aver scontato complessivamente circa 30 anni di reclusione, ma lo sconto di pena è arrivato così come prevede la legge Gozzini. Un ulteriore sconto di pena era arrivato per le condizioni "inumane e degradanti" patite nei vari penitenziari in cui era stato (Poggioreale, Bellizzi Irpini, Rebibbia, Regina Coeli, Trani, Palermo – Ucciardone e Parma). Gli erano stati riconosciuti inizialmente 2.868 giorni di detenzione inadeguata, con un conteggio successivo ne erano stati aggiunti altri 974; Bosti aveva ottenuto quindi uno sconto di pena di circa 350 giorni e, per altri 334 giorni, il Tribunale aveva imposto allo Stato un risarcimento di 2.672 euro; era stato rilasciato ma con altri 9 anni di libertà vigilata. I poliziotti della Squadra Mobile, agli ordini del dirigente Alfredo Fabbrocini, lo hanno arrestato in esecuzione di un ordine di carcerazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma per l'esecuzione della pena residua di 6 anni, 8 mesi e 7 giorni di reclusione.

La sua scarcerazione aveva causato uno scossone negli ambienti criminali: malgrado i parecchi anni dietro le sbarre, gli affiliati dell'Alleanza di Secondigliano, come confermato anche da recenti intercettazioni, non hanno mai smesso di riconoscere a Bosti, così come al boss Francesco Ciccio Mallardo, anche lui detenuto, il ruolo di leader del cartello criminale. Nella notte del 14 maggio c'erano stati dei lunghi festeggiamenti con fuochi d'artificio tra il Rione Amicizia e il rione San Giovanniello, e potrebbe non essere stata una semplice coincidenza: le due zone sono il luogo considerato il "feudo" di Patrizio Bosti e il rione di cui è originaria la famiglia.