Trentadue dipendenti, tra medici e funzionari, dell'Asl Napoli 2 di Ischia, sono indagati per peculato: timbravano i cartellini e poi si recavano a fare altre commissioni, alcuni addirittura a svolgere un altro lavoro. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli e nella fattispecie dal sostituto procuratore Antonello Ardituro, sono state svolte sul campo dai militari della Guardia di Finanza di Ischia, che per 18 mesi hanno tenuto d'occhio i dipendenti pubblici dell'Asl dell'isola verde, avvalendosi anche dell'aiuto di microspie, telecamere, appostamenti e pedinamenti. Come detto, tra gli indagati che hanno ricevuto gli avvisi di garanzia c'era anche chi – molti di loro, in realtà – timbrava il cartellino e poi si recava a svolgere un altro lavoro, ma anche chi usciva per commissioni personali: particolare è il caso di uno degli indagati che, dopo aver attestato falsamente la sua presenza sul luogo di lavoro, si recava in chiesa a pregare.

Non è la prima volta, purtroppo, che negli uffici pubblici della Campania vengono scoperti i cosiddetti "furbetti del cartellino". La vicenda di Ischia, con particolare riferimento al dipendente che si assentava dal luogo di lavoro per andare a pregare, ricorda quanto accaduto a Scafati, nella provincia di Salerno, nel settembre del 2016. Qui, a seguito di indagini della Procura di Nocera Inferiore e della Guardia di Finanza di Salerno, dieci dipendenti comunali (tra cui anche due agenti della Polizia Municipale) vennero interdetti dai pubblici uffici dopo che furono scoperti ad attestare falsamente la loro presenza sul luogo di lavoro, ma in realtà si recavano al Santuario della Madonna di Pompei per pregare.