Ventiquattr’ore di altalena, dalla Cassazione che conferma la condanna per corruzione alla Corte di Appello di Napoli che ribalta la sentenza di primo grado, smonta l’intero impianto accusatorio e assolve l’ex sottosegretario all’Economia dell’ultimo governo Berlusconi e potentissimo esponente di Forza Italia in Campania.
Nicola Cosentino, a quasi nove anni dal primo provvedimento cautelare (per concorso esterno al clan dei Casalesi), incassa la prima vittoria giudiziaria: assolto lui, assolti i fratelli Giovanni e Antonio, assolta l’ex deputata ed ex prefetto Maria Elena Stasi, tutti imputati nel cosiddetto processo “carburanti”, quello sulla cassaforte di famiglia dell’Aversana Petroli. Nicola Cosentino era accusato di estorsione e illecita concorrenza con l’aggravante del favoreggiamento alla camorra, imputazione che il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, un anno e mezzo fa, aveva tradotto in una pena a sette anni e mezzo di reclusione (nove anni e sei mesi per il fratello Giovanni, dominus della società petrolifera; cinque anni e quattro mesi per Antonio; prescrizione per la Stasi). I giudici della VI sezione della Corte di Appello hanno anche disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere perché si proceda (per calunnia) a carico dei due accusatori, Luigi Gallo e Raffaele Zippo.
Assolti pure tutti gli altri imputati, Giovanni Adamiano, Luigi Letizia, Enrico Reccia, Michele Sagliocchi, Bruno Sorrentino.

L’indagine era iniziata nel 2011, quando già Nicola Cosentino era gravato da due ordinanze cautelari (sospese, per il mancato via libera della Camera, fino all’insediamento della successiva legislatura). Era fondata sulla denuncia di Gallo, titolare di una stazione di servizio in costruzione a Villa di Briano. L’autorizzazione rilasciata a lui aveva bloccato quella richiesta successivamente dai fratelli Cosentino per la costruzione di un impianto Agip ad appena cinque chilometri dall’altra. Luigi Gallo aveva raccontato di aver incontrato difficoltà indicibili. E aveva riferito delle pressioni subite dall’allora sindaco di Villa di Briano, Zippo, perché rimuovesse i tecnici comunali che avevano firmato la licenza. Raffaele Zippo aveva confermato. Racconti che durante il dibattimento sono stati sfumati, modificati, ritrattati, imprigionati in una selva di contraddizioni e di “non ricordo”. L’inchiesta aveva portato anche al sequestro del colosso petrolifero dell’Aversana Petroli, all’epoca gestore di oltre duecento distributori di carburante in tutta l’Italia.

A carico di Nicola Cosentino altri due processi, entrambi in appello. In primo grado è stato condannato a nove anni per concorso esterno, per essere stato, secondo l’accusa, sin dal 1980 e fino al 2014, il referente politico e istituzionale del clan dei Casalesi, controllando – tra l’altro – il consorzio di bacino dei rifiuti Caserta 4. Per tentato reimpiego di capitali illeciti, nel cosiddetto processo “il Principe e la scheda ballerina”, dove il Principe era un centro commerciale progettato (ma mai realizzato) a Casal di Principe in accordo con la famiglia di Schiavone-Sandokan, è stato condannato a cinque anni. Arrestato la prima volta il 15 marzo del 2013, ha alternato la detenzione e la libertà per cinque anni, fino allo scorso febbraio.