"O con noi, o contro di noi". I primi passi della conquista di un quartiere, costruendo gli avamposti in cui mettere le persone fidate. Ovvero, cacciare quelli che non fanno parte del gruppo, che magari erano fedeli a chi c'era prima. Che avevano puntato sul cavallo sbagliato, e che ora devono farsi da parte. È quello che sta succedendo nelle ultime settimane a Bagnoli, periferia ovest di Napoli, dove diversi pregiudicati, ritenuti collegati ad alcuni gruppi criminali o clan, hanno dovuto fare le valigie. Uno dopo l'altro. Nessuna spiegazione ufficiale, ma una voce che serpeggia tra i vicoli: li hanno cacciati.

Il processo è quello che si registra ogni volta che c'è un avvicendamento tra i gruppi criminali. Chi era legato a chi c'era prima può scegliere: cambiare bandiera o cambiare casa. La "imbasciata", la comunicazione, sarebbe stata consegnata nelle scorse settimane a chi non era entrato nelle fila del nuovo gruppo che sta cercando di riunire sotto di sé tutti gli affari criminali del quartiere, con le spalle coperte dall'Alleanza di Secondigliano e con accordi già stretti con i clan di Pianura, Fuorigrotta e Soccavo, decimati dagli arresti e dai sequestri.

Come gruppo emergente, unico strutturato in questo periodo, l'ultima relazione semestrale della Dda individua quello degli Esposito, che avrebbe trovato nuova linfa nella scarcerazione di Massimiliano Esposito, lo Scognato, liberato dopo oltre venti anni di carcere ed ex uomo di fiducia dell'ormai sgretolato clan D'Ausilio. Durante la sua detenzione, rilevano gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia anche nelle precedenti relazioni annuali, il suo gruppo non si era dissolto ma aveva continuato a mantenere il controllo, retto in sua vece dalla moglie.

Proprio a questo gruppo sarebbero riconducibili le armi, due fucili mitragliatori, trovate martedì sera, 18 febbraio, in un appartamento tra Bagnoli e Agnano, durante una operazione del commissariato di Bagnoli in cui sono state arrestate quattro persone: tra loro un ragazzo che è ritenuto vicino al gruppo Esposito.

Dalle fila della cosca di Mimì lo sfregiato proveniva anche Alessandro Giannelli, attualmente detenuto, che pure aveva cercato di prendere il controllo su Bagnoli e Cavalleggeri, stringendo accordi con i clan di Pianura e del Rione Traiano; una ascesa che si era interrotta nel febbraio 2016, al termine di una delle stagioni più "calde" per Bagnoli, quando le bombe carta e le sventagliate di mitra erano tornate all'ordine del giorno.