Ciro Rinaldi, detto "My Way", ritenuto a capo del clan Rinaldi di San Giovanni a Teduccio e catturato quest'oggi dopo 4 mesi di latitanza.

Il boss Ciro Rinaldi non ha aiutato economicamente un affiliato al suo clan a comprare un bambino rumeno, né glielo ha regalato per affermare la sua potenza sul territorio. È quanto stabilito dalla sentenza di assoluzione pronunciata oggi dai giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Napoli nei confronti del boss della camorra detto "May Way", che era imputato con l'accusa di alterazione di stato con l'aggravante della matrice camorristica e per cui il pm aveva chiesto 12 anni di reclusione.

La storia è quella del bambino romeno che è stato cresciuto da Raffaele Maddaluno, storico affiliato al clan Rinaldi di San Giovanni a Teduccio, e dalla moglie Teresa Formisano. Un bimbo che la coppia aveva avuto illegalmente, comprandolo dalla madre naturale, e che, secondo la tesi degli inquirenti, sulla scorta delle dichiarazioni dei pentiti, era stato acquistato con 10mila euro messi a disposizione proprio dal boss Rinaldi, che in questo modo aveva voluto aumentare il consenso tra gli affiliati e la sua influenza sul territorio.

Gli avvocati di Rinaldi, Raffaele Chiummariello e Salvatore Impradice, hanno portato a sostegno della difesa l'esito del processo con rito abbreviato che aveva portato alla condanna di Maddaluno, della moglie e della madre naturale del bambino per alterazione di Stato: il gip aveva escluso l'aggravante camorristica e quindi è venuta a cadere anche l'ipotesi della complicità di Rinaldi, non essendoci traccia di un pagamento proveniente da lui e considerando che il boss aveva sì ammesso di avere dato 10mila euro a Maddaluno, ma aggiungendo di non sapere come sarebbero stati utilizzati. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni.