Un colpo di tosse per segnalare alla nonna, le dita strette sulla pantofola, poi il diversivo: uno spintone, resta solo da fare cavallo e dileguarsi. Termini in codice, gergo da borseggiatori consumati, per raccontare come funziona un furto in cui ognuno ha i propri ruoli. La nonna è in realtà il complice, quello che ha il compito di distrarre la vittima, la pantofola è il portafogli o l'oggetto da rubare, e fare cavallo significa passare la refurtiva al compare. Funzionava secondo questo schema anche la paranza che è stata arrestata dalla Polizia Ferroviaria e che aveva scelto come territorio di caccia l'area della Stazione Centrale di piazza Garibaldi. In manette una donna, A.A. di 58 anni, e tre uomini, S.D.M., classe 1971, S.A. classe 1964, e G.P., classe 74, tutti napoletani con precedenti penali specifici.

Si muovevano tutti insieme, in modo da distrarre la vittima e poter derubarla approfittando della ressa e della facilità con cui avrebbero potuto coprirsi a vicenda. E, inoltre, la superiorità numerica era un altro fattore di vantaggio: nel caso la vittima si fosse accorta del furto, avrebbero potuto facilmente sopraffarla ugualmente.

I quattro stavano seguendo un turista di 65 anni. Sono saliti con lui a bordo dell'autobus di linea 151 e, come da programma, hanno cominciato il teatrino: lo hanno circondato e, approfittando della folla, gli hanno sfilato il portafogli dal marsupio. Dentro c'erano 580 ero. Rimaneva da "fare cavallo" ma, prima di scappare, i borseggiatori si sono trovati in trappola: gli agenti della Ferroviaria, che a loro volta li avevano seguiti, li hanno bloccati e arrestati. Giudicati per direttissima, i quattro sono stati condannati a 1 anno e 4 mesi di reclusione e sono stati sottoposti alla detenzione domiciliare.