Le forze dell'ordine hanno intensificato i controlli per fare luce su un fenomeno che si sta facendo strada in questi giorni: pregiudicati legati a clan di camorra che approfittano dell'emergenza coronavirus e, dietro una facciata di finta solidarietà, hanno organizzato delle distribuzioni di buste della spesa a domicilio. Un sistema per avere una giustificazione per restare in strada nonostante i divieti e per continuare coi propri traffici, oltre che per seminare crediti per i quali passare all'incasso ad emergenza conclusa.

Si tratta, è bene precisarlo, di gruppi che non hanno nulla a che fare con quelli di volontariato ufficiali, e che si muovono parallelamente alle altre associazioni completamente legali che sono sorte in questo periodo. La raccolta, rivelano fonti investigative, avviene dai negozianti. E spesso c'è ben poco di spontaneo. Anche chi ha già donato parte della merce in beneficenza si è trovato davanti a una richiesta netta: "Come hai dato a loro, ora lo dai anche a noi". Numerose segnalazioni sono arrivate in particolare dall'area flegrea, dove sono diversi i pregiudicati che sono stati fermati dalle forze dell'ordine proprio mentre pubblicizzavano l'iniziativa o consegnavano le buste a casa di alcuni residenti. Del nuovo business della camorra aveva parlato Fanpage.it lo scorso 1 aprile.

La Polizia di Stato ha intensificato i controlli nei supermercati, anche in seguito ad un esposto presentato dalla Decima Municipalità (Bagnoli – Fuorigrotta). Per evitare infiltrazioni nella "spesa sospesa" la Municipalità ha fornito a tutti i supermercati della zona l'elenco delle persone autorizzate a prelevare i prodotti da destinare alla beneficenza ed ha attivato un sistema di tracciamento delle donazioni. La raccolta viene effettuata nei supermercati: chiunque può acquistare un prodotto in più e lasciarlo alla cassa, specificando che intende donarlo. Quando viene riempito un carrello, il negozio contatta la Municipalità, che a sua volta avvisa un volontario per il ritiro.