I carabinieri della Compagnia di Marano hanno arrestato Alfonso Cesarano, titolare delle società di pompe funebri, per intestazione fittizia di imprese, illecita concorrenza, violazione di sigilli e tentata violenza privata: è accusato di avere continuato a ostacolare le società rivali, per mantenere il predominio che era stato imposto grazie al clan Polverino, nonostante i provvedimenti dello scorso maggio. Per Cesarano si sono aperte le porte del carcere.

I precedenti provvedimenti erano stati eseguiti il 17 maggio scorso. Era stato disposto il sequestro delle imprese di pompe funebri della famiglia Cesarano, che operavano nei comuni di Marano di Napoli, Quarto, Pozzuoli e Calvizzano sostanzialmente in regime di monopolio: il potere intimidatorio del clan Polverino, egemone tra Napoli e in quella porzione della provincia, aveva fatto sì che le altre ditte concorrenti si facessero da parte, lasciando campo libero alle imprese dei Cesarano per timore di ritorsioni da parte del gruppo camorristico.

Tra le imprese sequestrate c'era anche "Eredi Cesarano", quella che si era occupata, nel 2015, dei funerali di Vittorio Casamonica, a Roma. Per continuare a lavorare in monopolio, è risultato dalle indagini, erano state costituite delle nuove società, apparentemente diverse da quelle del gruppo Cesarano che erano state oggetto dei provvedimenti di interdizione antimafia e che quindi non erano più fornite delle autorizzazioni comunali.

Come evidenziato dal gip del tribunale di Napoli, che ha accolto la richiesta di misura cautelare presentata dal pm, le misure cautelari già adottate si sono rivelate insufficienti ad interrompere le attività illecite che sono continuate "sotto la direzione e la regia di Alfonso Cesarano, ostacolando con violenze e gravi minacce le attività dei concorrenti, violando reiteratamente i sigilli, sottraendo all’amministrazione delle imprese in sequestro la disponibilità di autovetture e carri funebri, messi così a disposizione di altre imprese funebri compiacenti".