Dal primo febbraio oltre 1.500 disabili mentali in Campania saranno sbattuti fuori dai semiconvitti, strutture che li accolgono per alcune ore al giorno, dove sono impegnati in diverse attività. Detta così, purtroppo, non rende l'idea della tragedia a cui queste persone e le loro famiglie vanno incontro. Perché per un disabile mentale, la fine di queste esperienze equivale a isolamento e disperazione.

Il taglio è stato deciso nel decreto 108, approvato lo scorso dicembre; il risparmio previsto è di circa 42 milioni di euro. A questo taglio, cui non corrispondono purtroppo nemmeno adeguate strutture socio-sanitarie che i Comuni dovrebbero mettere a disposizione, per la Regione "corrispondono" invece circa 80 posti letto in regime di residenzialità, mentre il governo centrale continua a tagliare sui disabili. Abbiamo provato a comprendere perché le strutture semi residenziali sono così importanti per i disabili mentali e le loro famiglie, passando una giornata con alcuni di essi. Un invito che viene girato a Caldoro: "Il presidente venga a conoscere i nostri figli, venga a vedere cosa significa e poi dopo trovi il coraggio di tagliare sui più deboli": lo dice ai  microfoni di Fanpage.it Lucia, madre di Francesca, che tutti i giorni vince la sfida – complicata, a dire il vero –  dell'essere disabile in Italia.

Il presidente dell'associazione Tutti A Scuola, Toni Nocchetti, rincara: "È una violenza legislativa, la Regione Campania di Caldoro torni sui suoi passi perché sta facendo la peggiore figura della sua vita". La stessa Regione ha appena stanziato 23 milioni di euro per promozionare i prodotti della Campania attraverso le società sportive. Le famiglie dei disabili, riunite in un coordinamento, si sono date appuntamento il 21 gennaio prossimo, per protestare davanti alla sede della Regione Campania; promettono battaglia durissima e proteste a oltranza.

La Regione si smentisce da sola: "Non sono tagli, è una riconversione"; ma l'assessore al ramo, Bianca D'Angelo, dà ragione alle associazioni. Palazzo Santa Lucia è intervenuto con una nota. Che recita così: "La Regione Campania, a seguito degli indirizzi e in conformità con i parametri nazionali, per rispondere alla domanda di assistenza ad adulti o anziani non autosufficienti, ha previsto 2.306 posti di riabilitazione per disabili, 3.170 posti in residenze sanitarie per disabili, 9.424 in residenze sanitarie per non autosufficienti, per un totale circa 15.000 posti. La Regione è riuscita a non tagliare nessun posto per disabili, recuperando posti con la riconversione di altre attività". Quali siano queste ‘altre attività', non emerge dalla nota dell'ente. Di sicuro, però, questa tabella contenuta nel decreto 108 non lascia molto spazio a dubbi:

"In ogni caso si ribadisce  – conclude la nota – che non ci saranno problemi per gli assistiti, perché tutto l'esistente continuerà a funzionare fino alle nuove attivazioni o riconversioni che riguarderanno circa 5.000 posti in più rispetto all'esistente". Numeri che stridono con la semplice sottrazione che si può leggere più su. Come se non bastasse, arriva l'autogol più evidente: l'assessore al ramo, Bianca D'Angelo smentisce la Regione e dice che sì, il problema c'è, ma scarica la responsabilità sul governo. "Siamo pronti a scendere in campo con le associazioni contro i tagli del governo – afferma – Lo abbiamo ribadito anche ieri all’ insediamento dell’Osservatorio regionale per la disabilità. Noi siamo dalla parte delle famiglie e faremo fronte comune per contrastare questa nuova grande ingiustizia fornendo risposte e soluzioni". Poi continua, nel gioco di rimpalli tra governo ed enti locali: "E' importante che i cittadini sappiano che con la legge di stabilità approvata a fine dicembre, dal 2016 i contributi del governo centrale sono stati tagliati: dai già esigui 400 milioni di quest'anno si passerà a soli 250 milioni di euro. Cifre con le quali è impossibile dare risposte adeguate ai cittadini". La Regione dice che è tutto a posto, il suo assessore è pronto a scendere in piazza contro i tagli. Tutto chiaro, no?