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Opinioni
21 Gennaio 2019
7:41

Carcere di Poggioreale, detenuto ingoia mini-telefonino e lo tiene in pancia per un mese

L’episodio nel carcere di Poggioreale, dove un detenuto quarantenne, forse in vista di una imminente perquisizione, ha ingoiato un mini-telefonino cellulare. Ma dopo un po’ ha iniziato a sentirsi male ed è stato portato in ospedale: dalla radiografia all’addome, era emersa la scoperta. Aperte due indagini sulla vicenda. Non è la prima volta che i micro-cellulari circolano nelle carceri napoletane: a novembre furono scoperti dispositivi simili a Secondigliano: il detenuti li tenevano fra i glutei.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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La radiografia del detenuto a Napoli che mostra il cellulare ingoiato
La radiografia del detenuto a Napoli che mostra il cellulare ingoiato

NAPOLI – Un detenuto del carcere di Poggioreale è stato "sorpreso" con un mini-telefonino cellulare nascosto fin troppo bene: l'uomo, infatti, l'aveva ingoiato. E per questo, ha rischiato anche la vita: solo una radiografia all'addome ha rivelato che i dolori che aveva allo stomaco erano causati proprio dall'aver ingerito il piccolo apparecchio. Tutto è accaduto praticamente per caso, una decina di giorni fa, quando il detenuto del carcere di Poggioreale, le cui generalità non sono state rese note – come racconta il quotidiano Il Mattino – ma che sarebbe un napoletano di circa quarant'anni, ha accusato un improvviso malessere fisico, associato a forti dolori allo stomaco.

L'uomo è stato portato così al Pronto Soccorso dell'ospedale Loreto Mare di Napoli per le cure del caso. Giunto nel nosocomio partenopeo, i medici hanno così predisposto subito una radiografia all'addome, e da là la scoperta: nel suo stomaco, per quanto di piccole dimensioni, vi era un mini-telefonino cellulare, dispositivo che ormai è diffuso clandestinamente in molte carceri. Le indagini adesso sono scattate, e sono addirittura due: quel che sembra certo è che l'uomo possa averlo ingoiato in vista di una perquisizione che stava per scattare da parte del personale penitenziario, incurante delle conseguenze che, da lì a poco, sarebbero avvenuto. Tra le due indagini scattate, quella relativa a come l'uomo possa aver ottenuto un cellulare in carcere, nonostante i controlli serrati delle guardie penitenziarie.

Lo scorso mese di novembre 2018 furono scoperti alcuni detenuti nel carcere di Secondigliano che erano riusciti a ottenere e usare micro cellulari grandi quanto un accendino. Li tenevano nascosti nelle parti intime e così potevano comunicare all’esterno. Gli apparecchi furono sequestrati dalla Polizia penitenziaria che per l'occasione chiese al ministero di Giustizia più uomini per poter mettere in atto un maggior numero di controlli.

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