"In questo “inferno” che noi viviamo, andiamo avanti solo con le minacce dei rapporti, anche per una sigaretta, che è l'ultima cosa che ci è rimasta qua dentro, in questo inferno che è così facile ad entrare, ma così difficile ad uscire". Chi scrive è una donna, detenuta nel carcere di Pozzuoli, che ha voluto mantenere l'anonimato per non aggiungere pena a pena.

Fino a poco tempo fa il carcere femminile di Pozzuoli deteneva un triste record: essere l'istituto di pena con il tasso di sovraffollamento più alto in Campania. Era il 2013, momento della massima attenzione mediatica. C'erano le condanne della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e ancora nessun provvedimento preso. Oggi, sui giornali, pare che il problema carceri sia svanito, ma – anche secondo pareri autorevoli – le leggi hanno ridotto solo di qualche punto percentuale il sovraffollamento e per nulla affrontato i nodi cruciali dell'istituzione-carcere.

I detenuti scrivono spesso, si sa. Ma le loro lettere sono  esposte a ogni tipo di controllo. Da oltre un anno il comitato "Parenti e amici delle detenute del carcere di Pozzuoli" intrattiene una fitta corrispondenza epistolare con le donne recluse: ma nell'ultimo periodo la corrispondenza si era insolitamente diradata perché, denunciano dal comitato, secondo i parenti delle detenute la polizia penitenziaria avrebbe fatto pressioni in questo senso. Poi, nei giorni scorsi, un improvviso cambiamento: una lunga lettera che rompe finalmente il silenzio. Non firmata, ma molto dura. Sono descritte, senza mezzi termini, diverse gravi violazioni di diritti. La donna racconta che nelle stanze i materassi sono pieni di umidità. Ed è solo l'inizio. In una sola stanza? Dieci persone. Lavarsi i capelli è permesso una sola volta alla settimana e l'acqua calda è una speranza, più che un diritto. Anche d'inverno. Capitolo prezzi: comprarsi il cibo è un lusso, perché tutto costa di più. Nel racconto della detenuta, i prezzi sono il doppio. Anche per la carta igienica.  Come ha denunciato più volte anche Fanpage.it, in molte carceri il vitto spesso è assolutamente insufficiente e i detenuti spesso devono comprare anche il necessario. A prezzi raddoppiati o triplicati: un bell'affare, ma non per loro. Assistenza sanitaria? Altro problema sollevato dalla nostra testata più volte.  La donna descrive che se ci si sente male,  bisogna aspettare al mattino il carrello dei farmaci. E qui denuncia: "Quel carrello sempre pieno di psicofarmaci che vogliono darci sempre. Questo sempre per farci addormentare e quindi per non essere disturbati. Figuratevi che a Pasqua dormivamo tutto il carcere ed abbiamo avuto il dubbio che abbiano messo qualcosa nel cibo, perché è impossibile che dormivamo tutte le detenute".

Poi il passaggio più amaro e pesante: "Noi detenute della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli vorremmo che voi ci aiutiate, ma sappiamo anche che anche se venite da noi siamo state avvisate che dobbiamo dire che qua va sempre bene e che ci trattano bene: sono tutte bugie che siamo costrette a dire". Insomma, "tutto va bene, madama la marchesa", recita una vecchia canzone. E invece no: qui è l'inferno, scrive più volte questa donna senza volto che sostiene di scrivere a nome di tutte le donne ristrette a Pozzuoli. Che mantiene l'anonimato per paura, ma per questo la sua denuncia è ancora più inquietante.

Di seguito, vi proponiamo integralmente il testo della lettera.

"Sono una detenuta di Pozzuoli – si legge – e vi scrivo anche da parte di tutte le detenute di questo carcere, anche se nessuno di noi può firmare, se no subito ci puniscono e non ci pensano su una volta a metterci in isolamento, che è una stanza che puoi fare solo i bisogni personali e non stare a contatto con nessuno. Per prima cosa vogliamo che voi sappiate che tutte le lettere che vi mandiamo gli assistenti non ve le fanno arrivare per paura che noi vi scriviamo come siamo trattate qua dentro, e anche quando venite qua fuori non ci consentono di parlare né con voi né con i nostri familiari, nemmeno per salutarli, se no subito fanno abuso di potere incominciando a metterci i rapporti. Si perché in questo “inferno” che noi viviamo, andiamo avanti solo con le minacce dei rapporti, anche per una sigaretta, che è l'ultima cosa che ci è rimasta qua dentro, in questo inferno che è così facile ad entrare, ma così difficile ad uscire.
Vogliamo informarvi che viviamo in una stanza in cui siamo degradate e costrette a vivere piene di umidità. La mattina dobbiamo alzare i materassi perché sono bagnati di umidità e quando viene qualcuno da fuori gli fanno vedere solo la terza sezione che è un po' meglio, mica li portano alla prima e alla seconda, dove è molto peggio della terza.
In ogni stanza viviamo in 10 persone e devi fare la fila per andare in bagno e svegliarti presto per farti una doccia prima che l'acqua calda va via; lo shampo lo possiamo fare solo una volta a settimana, quindi adesso è quasi estate e ci possiamo anche arrangiare, ma pensate quando viene l'inverno quello che dobbiamo subire. Tanto che l'inverno, tante volte, talmente che fa freddo che ci alziamo solo per mangiare.
Andiamo avanti. Il vitto è un vero schifo ed è anche insufficiente. Tante volte pensiamo che è meglio mangiare alla caritas che qua dentro. Chi ha soldi per comprarsi qualcosa da mangiare e cucinarlo stesso noi detenuti mangiamo, ma chi non fa colloqui o non ha soldi può solo fare la fame.
I prezzi qui da noi anche sono un abuso di potere. Paghiamo tutto, non di più, ma addirittura il doppio. Anche le cose di prima necessità, come la carta igienica. Si, perché qui nemmeno quella ci danno: se hai i soldi ne puoi fare uso, altrimenti non so cosa dovremmo fare. E qui ce ne sono tante a cui mancano i soldi, anche per questo.
E a noi con i prezzi che paghiamo qua dentro, i nostri familiari per mantenerci, anche loro, cosa devono fare? Forse fra poco penso che dovranno pure loro fare reati come noi per metterci i soldi sul libretto. Che spesso e volentieri ci vediamo segnati sul libretto anche soldi che noi non abbiamo speso, ed è inutile anche chiedere spiegazioni, se no subito ci minacciano con il solito rapporto che hanno sempre a portata di mano.
Certo c'è qualche assistente che è più umano verso di noi, ma per il resto ci trattano proprio da detenute come fossimo dei mostri viventi.
Parliamo anche un po' del servizio sanitario. Qua per prima cosa anche se qualcuno di notte sta male l'assistente fa finta di non sentire, perché l'infermeria la notte non vuole essere disturbata. Quindi devi aspettare la mattina che passa il carrello, quel carrello sempre pieno di psicofarmaci che vogliono darci sempre. Questo sempre per farci addormentare e quindi per non essere disturbati. Figuratevi che a Pasqua dormivamo tutto il carcere ed abbiamo avuto il dubbio che abbiano messo qualcosa nel cibo, perché è impossibile che dormivamo tutte le detenute.
Noi detenute della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli vorremmo che voi ci aiutiate, ma sappiamo anche che anche se venite da noi siamo state avvisate che dobbiamo dire che qua va sempre bene e che ci trattano bene: sono tutte bugie che siamo costrette a dire.
Vorremmo che questa lettera venisse pubblicata su qualche giornale affinché tutti vengano a conoscenza che qui non è un carcere, ma è solo l'inferno, un inferno che siamo costrette a vivere. Che si passassero un po' la mano sulla coscienza (se ce l'hanno ancora). Noi già soffriamo per la lontananza dei nostri familiari e soprattutto per i nostri figli che abbiamo lasciato fuori.
In nome di tutte le detenute di Pozzuoli vi chiediamo solo di fare qualcosa affinché possiamo soffrire solo per la lontananza dei nostri cari e non anche sopportare tutti i soprusi che subiamo qua dentro, cioè l'inferno.

Grazie
Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli
(Inferno di Pozzuoli, tanto è uguale)

Ah dimenticavamo anche un'altra cosa. Lo sapete che quando lavoriamo il carcere si prende 50 euro ogni mese per il letto? Si lavora molto e prendiamo quasi l'elemosina e quindi questo è un altro abuso, di sfruttamento vero e proprio.
Ma lo Stato questo lo sa? O conviene anche a loro?

Grazie sempre per quello che fate per noi".