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Vantavano un debito nei confronti del titolare della Pro.Lab di Marcianise, e così avevano deciso di prendersi direttamente tutta l'azienda. Quando la loro proposta era stata rifiutata, e il sito era stato affittato a un'altra persona, erano partite le minacce: se il posto non sarebbe stato sgomberato subito, ci avrebbero pensato loro a ripulirlo, col fuoco. E non avrebbero avuto esitazioni nemmeno a uccidere le bufale. L'incendio, dopo le minacce, c'era stato davvero: aveva distrutto silos, mezzi dell'azienda e centinaia di rotoloni di fieno.

A distanza di poco più di un anno la Polizia ha fatto chiarezza su quello che era avvenuto prima del rogo, notificando una misura cautelare dell'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria a Salvatore De Gennaro, 36 anni, di San Tammaro, e Alfonso Schiavone, 59 anni, di Aversa, accusati di concorso in tentata estorsione aggravata. I due sono stati bloccati stamattina, 7 ottobre, dalla Squadra Mobile di Caserta, agli ordini del dirigente Davide Corazzini, su provvedimento della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

L'incendio risale alla notte tra il 31 agosto e il 1 settembre 2018, aveva distrutto silos in vetroresina contenenti il mangime per il bestiame, dei mezzi dell'azienda e centinaia di rotoloni di fieno e paglia. Nelle ore immediatamente successive, ascoltando i gestori, le forze dell'ordine avevano scoperto che già da alcune settimane erano arrivate delle minacce.

De Gennaro e Schiavone, avevano ricostruito i poliziotti, si erano presentati insieme a una terza persona con l'intenzione di rilevare la Pro.Lab come saldo di un debito nei loro confronti. I titolari, però, si erano rifiutati e avevano comunicato loro che il sito sarebbe stato dato in gestione in affitto a una terza persona. A quel punto i tre erano passati alle minacce: "Devi togliere le tue cose dall'azienda – avevano detto – perché altrimenti bruciamo tutto e ti ammazziamo anche le bufale. E non credere che abbiamo paura di farlo".

Successivamente, hanno appurato gli investigatori, i due indagati raggiunti dal provvedimento avevano avvicinato un cugino dell'affittuario dell'azienda, che si era proposto di fornire il fieno dopo l'incendio, e gli avevano detto di farsi da parte perché "non ci avrebbero messo nulla a bruciare pure a lui".