L'Ambito sociale non eroga fondi alla cooperativa titolare del servizio, che così non può assumere dipendenti in maniera stabile. E le conseguenze ricadono, come sempre, sull'utenza: la formazione è insufficiente dal punto di vista numerico e carente sotto il profilo qualitativo. Con un esito tragico: piuttosto che continuare così è meglio morire. La provocazione la lancia Antonio Tessitore, 43enne di Villa Literno, in provincia di Caserta, che da oltre 15 anni è malato di Sla. Oggi l'uomo ha protestato davanti alla sede dell'Asl di Caserta. "Se non è possibile vivere in maniera dignitosa – ha detto – preferisco il suicidio assistito".

L'uomo, che con la grave malattia degenerativa deve fare i conti da più di 15 anni ed è costretto sulla sedia a rotelle, quasi completamente paralizzato, era stato intervistato da Fanpage.it in occasione della sua laurea. Oggi, 4 ottobre, ha raccontato davanti all'Asl di Caserta la propria situazione: viene seguito da solo 3 persone nell'arco delle 24 ore e la formazione, che è a suo carico, si protrae per tempi indefiniti che dipendono dalle capacità degli operatori che gli vengono assegnati. Le difficoltà, ha spiegato ancora Tessitore, nascono per i mancati pagamenti da parte dell'Ambito sociale, formato dai Comuni, che contribuisce economicamente per il 50% ai progetti assistenziali: i soldi non vengono erogati alla coop titolare del servizio che, di conseguenza, non può dotarsi di personale adeguato per numero e formazione.

"A pagare il conto più salato siamo noi pazienti", conclude Tessitore, che nei giorni scorsi aveva rivolto un appello anche al governatore della Campania, Vincenzo De Luca, raccontando in una lettera i problemi del settore assistenza e illustrando come esempio la sua situazione.