Appena 15 anni, già con un ruolo di primo piano nella piazza di spaccio a gestione familiare: “cucinava” insieme alla madre il crack da vendere. Emerge anche questo dalle indagini dei carabinieri, che hanno scoperchiato una organizzazione criminale con base nelle palazzine popolari di Alife e che si avvaleva di telecamere fisse sulla strada e sim dedicate per parlare tra loro. Era diventata un punto di riferimento anche per il basso beneventano e l'alto casertano per crack, hashish e cocaina, capace di smuovere grosse quantità di droga e incassare decine di migliaia di euro.

Dopo il lavoro di ricostruzione dei carabinieri della stazione di Vairano Scalo, sono scesi in campo per le ordinanze i militari delle Compagnie di Capua e di Piedimonte Matese, per una serie di arresti tra Piedimonte Matese, Alife, Frignano e Santa Maria Capua Vetere, in esecuzione di una ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, per 11 indagati, e di una ordinanza di collocamento in comunità del Tribunale dei Minorenni per due giovani. Le ordinanze sono 5 in carcere, 4 agli arresti domiciliari, 2 con obbligo di firma; degli arrestati, 3 erano già detenuti e 2 erano già agli arresti domiciliari. I destinatari sono gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e di centinaia di episodi di spaccio, trasporto e detenzione, con l'aggravante di aver usato minorenni e di avere agito in più di 10 persone.

Le indagini precedenti, dal luglio al settembre 2016 e dal marzo al settembre 2017, avevano portato all'arresto di 7 persone in flagranza e al sequestro di 500 grammi di cocaina e 35mila euro. Nemmeno dopo quella operazione l'organizzazione si era fermata. Anzi, chi era finito dentro era stato subito sostituito. Ed erano andati avanti nel “lavoro” anche i minorenni: lui, all'epoca 17 anni, si occupava di spaccio e trasporto, mentre lei, 15 anni, “cucinava” anche il crack, preparandolo unendo bicarbonato e cocaina. Le dosi venivano vendute a circa 30 euro per 0,2 grammi, intorno ai 150 euro al grammo. E gli affari andavano così bene da costituire praticamente un monopolio.

La piazza di spaccio si trovava in una palazzina delle case popolari dove abitano gli indagati, alla fine di una strada senza uscita monitorata con telecamere di sorveglianza. Dominus dell'organizzazione, secondo i militari, era Robert Fargnoli, che gestiva il traffico insieme alla moglie, Maria Assunta Di Chiello, che si occupava della contabilità, vendendo droga anche quando erano già sottoposti ai domiciliari. Come principale fornitore degli stupefacenti i militari hanno individuato Raffaele Riccardo. Allo spaccio al dettaglio e al trasporto ci pensavano Maurizio Nardelli, Robert Junior Fargnoli, Cristian Nardelli, Loredana Lombardi, Giuseppina Teti e Filomena Marcello.

Nella stessa indagine è stata sgominata una seconda piazza di spaccio, a Piedimonte Matese, reta da Toni Porreca e Luigi Verolla; anche loro compravano da Riccardo ma era diversa la clientela: non tossicodipendenti, ma quasi tutti studenti o operai, che acquistavano soltanto hashish per consumo personale.