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I carabinieri di Castellammare di Stabia (Napoli) hanno arrestato due donne, mamma e figlia: la prima è accusata di usura, mentre entrambe di tentata estorsione in concorso tra loro. Secondo le indagini avrebbero prestato denaro ad almeno tre donne, pretendendo la restituzione del doppio della somma e minacciando di morte le vittime quando non erano riuscite più a pagare. Le manette per le due indagate sono arrivate in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura locale; la madre è stata rinchiusa nel carcere femminile di Pozzuoli, la figlia è stata sottoposta agli arresti domiciliari.

L'indagine era partita nel 2017, in seguito alle denunce sporte da due donne che, negli anni scorsi, avevano chiesto un prestito a una delle indagate e si erano ritrovate a dover restituire il doppio di quanto avevano ottenuto. Vessate dalle continue richieste e non più in grado di pagare, erano precipitate in un vortice di minacce e avevano chiesto aiuto alle forze dell'ordine per uscire da quell'incubo. I militari, ascoltando le vittime e raccogliendo elementi come appunti scritti a mano, hanno ricostruito i passaggi di denaro e hanno individuato anche una terza vittima.

È emerso che la prima vittima aveva ricevuto in prestito 15mila euro, con l'obbligo di restituirne 30mila, ed aveva consegnato 18.900 euro in rate mensili da 650 euro. La seconda donna aveva avuto 10mila euro al fronte dell'impegno di restituirne 20mila, e ne aveva pagati 10mila in rate mensili di 500 euro e l'indagata si era fatta promettere ulteriori 100 euro per ogni ritardo nel pagamento della rata mensile; quando la vittima non era più riuscita a pagare, aveva ottenuto una riduzione: 400 euro invece dei 500, ma la somma da restituire era passata da 20mila a 24mila euro.

Alla terza vittima, figlia della seconda, erano stati prestati mille euro, ma in cambio avrebbe dovuto restituirne 2mila; ne aveva effettivamente consegnati 600, in rate mensili da 200 euro. Ricostruito anche un tentativo di estorsione da parte dell'indagata e della figlia, che avevano fatto ricorso alle minacce di morte per costringere due delle vittime a saldare le mensilità non pagate.