La relazione finale sui lavori della Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti è stata approvato il 28 febbraio a pochi giorni dalle elezioni politiche. Una relazione corposa stilata dalla presidente, l'onorevole Chiara Braga del Partito Democratico che ha assunto la guida della commissione negli ultimi mesi dopo le dimissione di Alessandro Bratti, sempre del Pd, che ha guidato la commissione in questi cinque anni e che è andato a ricoprire il ruolo di Direttore dell'ISPRA. Sono 662 le pagine dedicate alla Campania e tra i documenti e gli atti che sono stati acquisiti per la compilazione della relazione vi sono i materiali dell'inchiesta Bloody Money di Fanpage.it. In particolar modo la commissione ha acquisito, attraverso la Procura di Napoli che a sua volta le aveva acquisite presso il giornale, i video e gli audio che riguardano lo scandalo della SMA che vede coinvolti gli ex amministratori dell'azienda e il consigliere regionale, candidato alla Camera dei Deputati per Fratelli d'Italia, Luciano Passariello. La relazione accende anche i riflettori sui ritardi accumulati dal piano di smaltimento delle ecoballe della Regione Campania di Vincenzo De Luca, rispetto al quale si definisce "porzione minimale" la quantità di rifiuti fino a qui rimossi.

SMA Campania: l'emergenza fanghi e la corruzione

Nell'ultima parte della relazione la commissione dedica un paragrafo alle ultime vicende giudiziarie della SMA Campania, la società che si occupa, tra l'altro, dello smaltimento dei fanghi dei depuratori della Campania, al centro dell'inchiesta giornalistica Bloody Money di Fanpage.it. La Commissione ha acquisito dalla Procura della Repubblica di Napoli i video di Fanpage.it in merito al procedimento giudiziario che vede coinvolti gli ex vertici dell'azienda della Regione Campania, Biagio Iacolare e Lorenzo Di Domenico, dimissionari a seguito della pubblicazione dell'inchiesta giornalistica. Nella relazione si ricostruisce la vicenda in merito ai presunti episodi di corruzione sugli appalti relativi allo smaltimento dei fanghi dei depuratori, con il coinvolgimento oltre che dei vertici della SMA, di una serie di dirigenti regionali, imprenditori e funzionari della stessa SMA come Agostino Chiatto, segretario particolare di Luciano Passariello, consigliere regionale di Fratelli d'Italia,  candidato alla Camera dei Deputati a Napoli. Chiatto e Passariello sono indagati insieme ad imprenditori legati ai clan Cimmino/Caiazzo della zona collinare di Napoli e del clan Bidognetti del cartello dei "casalesi". L'ipotesi della Procura è quella di un affidamento degli appalti ad un cartello di imprenditori compiacenti in cambio di tangenti a politici e amministratori.

La commissione, presa visione degli atti inviati dalla Procura di Napoli, scrive a pagina 609: "Il consigliere Passariello non solo sarebbe la persona che ha il concreto potere di incidere sull’affidamento degli appalti di SMA, ma anche colui in favore del quale le dazioni corruttive sarebbero indirizzate al fine di finanziare la campagna elettorale per il voto del 4 marzo 2018". Proprio nelle procedure di emergenza e negli affidi degli appalti, finiti nell'inchiesta di Fanpage.it, la commissione rileva una delle principali criticità del sistema della depurazione delle acque in Campania: "Il tema della gestione degli appalti e delle procedure di somma urgenza è un tema spinosissimo e delicatissimo". Proprio sul tema la relazione riporta un passaggio dell'audizione in commissione del Commissario delegato Nicola Dell'Acqua, che sembra rappresentare una fotografia del sistema di appalti sui fanghi in Campania: "Le gestioni sono avvenute sostanzialmente senza appalti: gestioni dirette, basate sulla rendicontazione delle fatture; le ditte emettevano fatture e la Regione, o chi per essa, saldava semplicemente le fatture, aggiungendo il 10 per cento di utile d’impresa e una percentuale di spese generali. È evidente la ricaduta concretizzatasi in aggravi di spesa di circa il 20-25 per cento in più di quello che si sarebbe speso se vi fosse stata una gestione unitaria e diretta."

Il caso ecoballe: "Rimossa porzione minima"

Il piano di smaltimento delle ecoballe, finito anch'esso al centro dell'inchiesta Bloody Money di Fanpage.it che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di Roberto De Luca, ex assessore al Comune di Salerno e figlio del governatore della Campania, occupa un centinaio di pagine della relazione della commissione d'inchiesta. Su circa 5 milioni di tonnellate di ecoballe dal 2016 a oggi sono state rimosse appena 104 mila tonnellate, pari all'1,9% del totale. Di certo non una tabella di marcia esaltante quella della Regione Campania che aveva presentato il piano alla commissione bicamerale con l'audizione di Vincenzo De Luca del 16 gennaio 2016: "Questa è la nostra ipotesi. I tempi vanno da tre a quattro anni, se riusciamo a correre e a non distrarci". Tra gare deserte, difficoltà di conferimento e autorizzazioni negate dai paesi stranieri per il conferimento in discarica delle ecoballe le "distrazioni" sono state più di una. Il piano continua ad accumulare ritardi nonostante gli annunci del governo regionale. Per fare un esempio possiamo prendere uno dei lotti più significativi, quello di Taverna del Re.

Secondo le tabelle pubblicate nella relazione finale della Commissione d'inchiesta sui rifiuti su 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti presenti nel sito, sono state rimosse solo 15.553 tonnellate meno dell'1% del totale. Sempre a Taverna del Re risultano ancora da rimuovere in virtù degli appalti già assegnato 84 mila tonnellate, mentre la quota di rifiuti. Risultati lontani dagli obiettivi fissati dal piano del 2016 che costa ben 500 milioni di euro. Dopo l'analisi delle tabelle, la relazione fissa il commento finale sullo stato dell'arte delle ecoballe in Campania: "Allo stato, la situazione rimane critica: la quantità effettivamente rimossa al momento appare decisamente minimale rispetto all’enorme stock di ecoballe ancora giacente nei rispettivi siti, in attesa della rimozione dei rifiuti già aggiudicata per circa 650.000 tonnellate". A margine dell'analisi dei dati vengono riportati anche i contenuti delle note inviate dalla Regione Campania alla commissione con le azioni volte a migliorare le performance del piano. Tra le misure programmate dal governatore Vincenzo De Luca c'è anche la costruzione di una discarica per smaltire i residui delle ecoballe, come si legge a pagina 143.

Proprio il ricorso alle discariche è stato uno dei motivi principali di rallentamento del piano, come ammesso anche dal vice presidente Fulvio Bonavitacola nella più recente audizione in commissione dell'ottobre 2017. Le aziende che si sono aggiudicate gli appalti contavano di smaltire in discariche di paesi esteri i residui delle balle. Il ricorso alle discariche viene considerato dalle normative vigenti il più basso livello gerarchico nei sistemi di smaltimento dei rifiuti. Così molti paesi dell'Est Europa, che fino a pochi anni fa facevano ampio ricorso alle discariche, hanno iniziato ad adeguarsi alle norme europee disincentivando l'uso delle stesse. Proprio per questo sono state rifiutate le autorizzazioni alle aziende italiane per lo sversamento delle ecoballe nei siti. La soluzione – tra le altre – sembra quindi quella di costruire direttamente in Campania una discarica per le ecoballe.

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