“Stasera andiamo a giocare a pallone”, ma “copriti bene, mettiti la sciarpa, che sul campo fa freddo”. Parole in codice, che mascheravano l'organizzazione della rapina nel timore che le telefonate fossero intercettate: il “campo” era il garage, e il “vento” da cui ripararsi erano gli occhi del custode e quelli elettronici delle telecamere. Preparava così il colpo quello che è ritenuto il capo della gang che, armi in pugno, ha assaltato il 2 novembre scorso un garage dell'Arenella portando via 5 automobili.

Per quella rapina, i membri del gruppo presero tra i 150 e i 200 euro. Tranne il ragazzo che si era occupato del supporto logistico, fidanzato con la figlia del capo. Aveva recuperato gli altri dopo il colpo, prelevandoli nei luoghi dove erano state nascoste le automobili: per lui quella notte c'erano stati soltanto 50 euro. La disparità di trattamento aveva portato a delle spaccature all'interno della banda: il ragazzo, pur non avendo partecipato alla fase esecutiva, riteneva di dover essere pagato di più perché temeva che la sua automobile, usata quella notte, potesse essere rintracciata dalle forze dell'ordine. Di contro, altri componenti del gruppo ritenevano che quella somma fosse più che sufficiente, e che invece altri soldi venissero dati ad un altro ragazzo che era stato con loro nel garage.